Nadia Tolokonnikova, dall'attivismo politico a Playboy

La leader del gruppo punk, da sempre attivista per i diritti degli omosessuali e delle minoranze, corteggiata dalla versione ucraina della celebre rivista

Nadia Tolokonnikova, dall'attivismo politico a Playboy

Caschetto sempre composto e sorriso dolce, a soli 22 anni Nadezhda Tolokonnikova è al tempo stesso una giovane mamma e la "mente diabolica", come la definisce l'accusa, delle Pussy Riot, il gruppo punk femminista anti Putin condannato a due anni di reclusione per "teppismo e incitamento all’odio religioso".

È lei la vera star del gruppo: in poche settimane i suoi contatti su Facebook sono diventati 5mila e il video della sua dichiarazione di difesa, in cui cita Pitagora, Dostoevsky e Solzhenitsyn, ha fatto il giro del web ed è diventato per il New Yorker un'icona "nell'antologia della dissidenza". Nadia ora fa persino gola a Playboy Ucraina, che la vorrebbe sulla propria copertina.

Del resto è lei che appare nelle foto più rappresentative del processo che ha spaccato l’opinione pubblica russa e portato a schierarsi anche il jet set internazionale. Come dimenticare l’ultima, quella scattata l’8 agosto che la ritrae con il pugno alzato, manette e t-shirt blu con scritto "No Pasaran". La sua è una storia di attivismo politico iniziato nelle piazze con il marito Piotr Verzilov, che l'ha sempre sostenuta nelle manifestazioni per la parità dei diritti dei gay e nel collettivo artistico pietrobughese Voina.

I due si erano conquistati i riflettori già nel 2008: alla vigilia dell’elezione del presidente Dmitri Medvedev, hanno partecipato a un’orgia pubblica al museo di Biologia Timiryazev di Mosca, in una performance chiamata "Scopa per il successore - l’orsacchiotto!" giocando sul cognome del presidente che deriva

dalla parola russa medved (orso). E Nadia era anche in un’altra celebre installazione dei Voina, quando disegnarono su un ponte di Pietroburgo un grande fallo proprio di fronte al quartier generale dei servizi segreti russi.

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