Favretto e la «scuola veneta»

Far conoscere al pubblico un pittore ingiustamente poco noto, proponendone l’originale opera nella sua completezza e storicità. Al maggiore esponente della pittura veneta dell’800, Giacomo Favretto, il Chiostro del Bramante dedica ora una mostra, la prima dell’artista dopo 111 anni, dal titolo «Venezia, fascino e seduzione». Fino all’11 luglio, l’esposizione offre una panoramica completa delle opere di quello che fu un personaggio controverso, ma anche uno dei più rilevanti artisti dell’intera pittura dell’Ottocento italiano. Un excursus che va dagli esordi accademici all’Esposizione di Venezia del 1887, ai capolavori rarissimi che furono proprietà del Re, mai uscite dalle collezioni private che le custodiscono. «Ci tenevo molto a presentare l’opera completa - spiega il curatore della mostra Paolo Serafini - per far capire chi fosse davvero questo importantissimo pittore ed estirpare alcuni dei pregiudizi della critica sulla pittura dell’800».
La mostra si articola attraverso un percorso cronologico che parte dalle tele degli esordi, per proseguire con quelle degli anni ’70 fino al salone dedicato ai capolavori degli anni ’80, quelli della maturità, a cui si aggiunge una piccola sala dedicata al paesaggio dove «vi è un solo quadro di Favretto, e accanto - aggiunge Serafini - tele di altri pittori dell’epoca che rappresentano a loro modo il paesaggio. Volevo far capire che ogni epoca ha varie sfaccettature, non c’è sempre la linearità che la storia dell’arte tende a descrivere». Tra le opere, da segnalare Vandalismo! Poveri antichi, che nel 1880 vinse all’Esposizione di Brera il premio Principe Umberto, e ancora la Bottega della fioraia, il Mercato in Campo S. Polo, il Liston Moderno, capolavoro trovato nel suo studio quando l’artista morì e che fu acquistato dal Re ed oggi appartenente a una collezione privata e lo straordinario Lavandaie, della collezione Katalinic, mai esposto prima.
«Siamo - commenta Alex Voglino, direttore del dipartimento Politiche Culturali del Comune di Roma - nel campo di scelte non dico audaci ma coraggiose, che aiutano a far conoscere anche autori meno noti rispetto a quelli di grande richiamo popolare. È un filone del quale sono felice perché accosta la qualità scientifica alla funzione didattica».
«Con autore come Favretto, vogliamo regalare al pubblico - conferma Laura De Marco, direttore del Chiostro del Bramante - un viaggio attraverso gli artisti rifuggendo tutto ciò che è dèjà vu, cercando di portare alla luce autori dimenticati dalla massa ma meritevoli di essere conosciuti». Dopo Roma, la mostra arriverà al Museo Correr.

«Venezia non poteva perdere questa occasione - spiega il direttore dei Musei Civici veneziani Giandomenico Romanelli - perché Favretto è stato un personaggio centrale nella storia culturale veneziana». Per Romanelli si tratta di «un personaggio controverso, che amava far sorridere e aveva il gusto dello stupire».

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