Forze speciali in Afghanistan Parisi continua la ritirata

Nuova precisazione dopo la «gaffe» sul rafforzamento della nostra presenza a Kabul

Emiliano Farina

da Roma

La gaffe sull’annuncio del rafforzamento delle truppe italiane in Afghanistan si è rivelata così indigesta da convincere Arturo Parisi a indorarla in due fasi distinte.
Martedì notte, a caldo (con comunicato diffuso alcune ore dopo avere incontrato i giornalisti), il ministro della Difesa aveva precisato che il rinforzo della capacità operativa italiana con la presenza di truppe speciali in Afghanistan «non rappresenta in alcun modo un “successivo rafforzamento” che il termine ha indotto a credere».
Ieri mattina, a freddo, Parisi è tornato nuovamente sull’argomento. Lo ha fatto a margine della discussione alle commissioni Esteri e Difesa della Camera sul decreto che autorizza la missione italiana in Libano. «Le forze speciali impiegate a Kabul operano con lo stesso identico mandato che impegna il contingente», precisa il ministro. «Già a luglio avevo riconosciuto l’esistenza di soldati con competenze speciali all’interno del contingente italiano. Queste componenti sono presenti in ogni contingente, anche in Libano. E si tratta di unità speciali ma con un mandato normale: lo stesso mandato della missione».
Quindi Parisi insiste sull’argomento «truppe speciali». E parla dell’eventualità che l’Italia possa inviarle anche a Beirut. «Sarà il comando Nato a valutare e, qualora ce ne fosse bisogno, potrebbe chiedere anche un plotone di genieri. Tutto dipende dalle necessità operative - conclude il titolare della Difesa - perché a volte è più urgente un ospedale da campo o un reparto di genieri che un occasionale gruppo di paracadutisti. Anche in questo caso ci sarebbe bisogno di un’autorizzazione perché i militari opererebbero al di fuori del proprio ambito territoriale».
Tra l’ammissione di aver utilizzato termini inesatti e la successiva puntualizzazione, la gaffe sul «rafforzamento» delle truppe italiane a Kabul ed Herat ha scatenato un attacco bipartisan contro Parisi. Da una parte, la sinistra radicale guidata da Rifondazione comunista e Verdi ha duramente criticato il ministro («il suo annuncio contraddice l’accordo della maggioranza che ha consentito il voto sul rifinanziamento delle missioni militari») per poi assolverlo con un «siamo soddisfatti delle sue precisazioni».
Dall’altra, Forza Italia aveva contestato la rigida procedura di invio delle truppe speciali che «metterebbe a rischio la vita dei nostri soldati».

Tale prassi - come ha spiegato Parisi - prevede che i comandanti sul terreno debbano chiedere un’autorizzazione al governo, chiamato a rispondere entro 72 ore.
Ma, oltre che indigesta, la gaffe del ministero della Difesa è anche scontata perché la notizia del «rafforzamento» militare in Afghanistan era stata anticipata da Il Giornale il 10 agosto. Quasi un mese fa.

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