Frassinetti: "Dopo Ramelli fiori anche a Tinelli"

Mentre la destra cerca di ricomporre le divisioni a sinistra la Resistenza resta un'arma ideologica. L'Anpi vieta il 25 Aprile a La Russa e Fontana

Frassinetti: "Dopo Ramelli fiori anche a Tinelli"

Anche a Fausto Tinelli (nella foto). Dopo aver portato il 13 marzo, anniversario del suo massacro, i fiori sulla targa nella biblioteca dell'Istituto Molinari dedicata a Sergio Ramelli ucciso dai mostri rossi di Avanguardia operaia, la sottosegretaria del governo all'Istruzione Paola Frassinetti oggi alle ore 9 ripeterà la stessa cerimonia al Liceo Brera per ricordare Fausto Tinelli, il militante del centro sociale Leoncavallo ucciso insieme a Lorenzo «Iaio» Iannucci nel marzo del 1978.

Ad accompagnarla e a spegnere qualsiasi polemica e accusa di «inopportunità», ci saranno la mamma Danila Angeli e il fratello Bruno che qualche giorno aveva già accompagnato Frassinetti a ricordare Ramelli, attirandosi inevitabilmente la critica di mondi della sinistra che ancora una volta non avevano gradito la sua posizione ideologicamente poco ortodossa. Così come si era vista e torna a vedersi piovere addosso critiche feroci la storica esponente di Fratelli d'Italia e della destra sociale che però non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua doppia celebrazione. Ricordando che fu proprio lei, quando era assessore all'Istruzione di una Provincia guidata dalla giunta di centrodestra della presidente Ombretta Colli, a far apporre la targa per Tinelli al Liceo Brera. Fra l'altro molto prima di riuscire a farlo per Ramelli.

«La mia presenza - spiega ora - ha l'unico significato di rendere onore a questo ragazzo ucciso in modo barbaro, augurandomi che la violenza di quegli anni non torni mai più». E poco importa, assicura Frassinetti, che la vicenda giudiziaria non abbia ancora fatto luce sul terribile duplice omicidio Fausto e Iaio. «Questo - sottolinea - non cambia nulla perché ricordando Ramelli e Tinelli io voglio allo stesso modo condannare quel clima di terrore diffuso nel quale erano costretti a vivere i ragazzi come me in quegli anni». Parole che evidentemente ancora una volta non convincono la rete di collettivi Memoria antifascista che parlano di «ingombrante presenza». Condannando la «falsa equiparazione tra Sergio Ramelli e Fausto e Iaio, come la falsa narrazione della violenza tra giovani, quale marchio caratterizzante della gravità e della complessità degli anni Settanta continuamente riproposta dalla destra radicale al governo, nel tentativo di nascondere e cancellare responsabilità dirette. Equiparare vittime e carnefici per cancellare la storia». Un delirante proclama a cui la sottosegretaria si limita a rispondere che «sono talmente pochi a sostenere una tesi così assurda che non è il caso di dare loro importanza».

Ben altro e di certo contrario alla ricerca di un clima di pacificazione e memoria condivisa, l'atteggiamento muscolare messo in campo dall'Anpi che con il segretario milanese Roberto Cenati per il prossimo 25 aprile ha dichiarato «non gradita» la presenza di due massime cariche dello Stato come i presidenti di Senato e Camera Ignazio la Russa e Lorenzo Fontana perché rappresentanti di un centrodestra che pure ha vinto le elezioni. Rinfocolando la polemica di giornata sulle frasi su via Rasella, dicendo che «nessuna seconda carica dello Stato ha mai pronunciato parole così gravi, denigratorie e profondamente divisive sulla Resistenza». A sinistra la pacificazione, così come c'è stata dopo tutte le guerre civili del mondo, è evidentemente rimandata a epoca da destinarsi. E dimenticando il palcoscenico già generosamente offerto ai predecessori Laura Boldrini e Pietro Grasso, evidentemente forniti di sinistro pedigree più politicamente corretto.

Aprendo così il solito cortocircuito chiaramente e pretestuosamente ideologico che vedrà giornalisti e politici di sinistra affannarsi a chiedere a Meloni e La Russa se parteciperanno alla celebrazione della Resistenza, mentre gli organizzatori delle stesse ricorrenze pongono risolutamente il veto alla loro presenza.

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