Se Nervi perde anche la sua «Marinella»Chiude lo storico ristorante lungo la passeggiata a mare

Mercoledì 19 poco dopo le undici una signora di Nervi mi ha raccontato di essere passata alla Marinella sulla passeggiata a mare di Nervi per prenotare il pranzo di famiglia a Natale. Splendido locale la Marinella: personale gentile, rapido nel servizio, focacce e pizze leggere e fragranti, prezzi da famiglia. L'unico ristorante della passeggiata dove a Natale si può mangiare in terrazza sul mare, senza che nessuno passandoti vicino guardi cos'hai nel piatto o come tieni le posate.
Ebbene tre uomini stavano caricando i quadri della Marinella su un trolley. «Quando riaprite?» chiede la signora, dopo il paio di mesi di chiusura che aveva impedito al marito di andare lì a prendere il caffè del mattino «perché da nessuna parte incontrava altrettanta gentilezza, uno zucchero vero». «No, non riapriamo più», le risponde uno dei tre. Le mostra le chiavi: «Queste le ridiamo al Comune e poi dicono che aiutano gli imprenditori. Ci chiedevano...», e dice la cifra. Il giornalista di vaglia correrebbe ad informarsi, ma la sottoscritta, a questo punto, ha solo voglia di abbandonarsi da barbona sul primo scalino: è impotenza dello scrivere!
Se ne va un altro pezzo storico di Nervi. Provo amarezza e potrei solo scrivere di quando a Nervi c'era l'Aura in via del Commercio da cui in certe ore si diffondeva fino al cavalcavia per la riviera un tonificante profumo di cioccolata. Potrei scrivere di tutte le altre fabbriche che hanno chiuso in questi anni, dalla Job delle sigarette alla fabbrica di divani sul torrente Nervi quando ho visto le lacrime del proprietario per l'alluvione dei primi anni novanta. Avrà chiuso, ma non ho mai avuto il coraggio di tornare a chiedere. Non c'è niente che avvilisca come essere testimone delle lacrime di chi ha avviato un'attività - di cui era orgoglioso - per cui sa non ci sarà più ripresa. Chi ti aiuta? Chi delle pubbliche Istituzioni ha aiutato le persone alluvionate dall'esondazione del Fereggiano. Un drammatico film, ma è dura realtà, che si ripete.
Chi scrive ricorda ai Parchi di Nervi il Putto dello Schiaffino che da una fontana nell'89 fu ricoverato in Museo. Doveva essere sostituito con un calco in gesso e mai non accadde. La vasca dove prima c'erano pesci rossi e tartarughe, poi solo tartarughe, una festa per i bimbi, ora mostra il cemento asciutto del fondale. E tutta la convalleria, l'edera, messe qua e là per la «riqualificazione dei Parchi» lasciano intravvedere dal folto viluppo qualche aguzza coda di topo. E poi ci sono le buche nei viali asfaltati per facilitare cadute di vecchietti con il bastone e di miniciclisti. Eppure i quattro Parchi con i quattro Musei (anche se non si è mai nemmeno fatta una passerella aerea per portare dalla Gam alla Wolfsoniana facilitando il collegamento) meritano tuttora il soprannome di «Piccola Versailles» per i tesori che racchiudono. È vero che molti mai esposti non saranno mai veduti dal pubblico perché costituiscono «la riserva aurea dei Musei stessi» e Genova - come diceva il cardinal Siri - sarà sempre la città dai tesori nascosti. Tanti i quadri donati da artisti di pregio del nostro tempo ma anche per i Musei il libro della storia si è fermato al massimo alla grande guerra e sembra che poi nessuno abbia più dipinto o scolpito.

Alla Gam c'è la stanza di Rubaldo Merello, maestro irraggiungibile per i colori del nostro mare. Se qualcuna delle sue opere girasse in tour promozionale in altri Musei sarebbe il miglior incentivo al nostro turismo. Però così è: Genova resta nostalgia profonda di Cose perdute. Come La Marinella.

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