Gilardino contro la Juve: «Il Milan ha capito come mandarmi in gol»

Trezeguet: «La situazione è ideale, tocca a loro fare la partita. Noi li aspetteremo. E se andiamo a più otto...»

nostro inviato a Empoli

La metafora del pizzaiolo. Ascoltata in tv a Milanchannel, mercoledì notte, dopo quei due formidabili gol assestati sulla schiena dell’Empoli, ha mandato in sollucchero papà Gilardino. E divertito il resto della compagnia milanista. La metafora è la seguente: Gilardino è sempre stato un bravissimo pizzaiolo, c’era solo bisogno di preparargli l’impasto, poi avrebbe provveduto con la sua arte a cucinarla, secondo le esigenze del pubblico. Come la volete la pizza, alle quattro stagioni? Ecco il gol con la punta del piede, anticipando portiere e difensore (primo di Empoli a metà della sfida). Come la volete la pizza, alla napoletana? Ecco il secondo gol, di testa, con una girata d’altri tempi, torsione strepitosa e palla nell’angolo opposto del portiere che timbra il palo prima di inchiodare il 2 a 1. Alberto Gilardino non ha una gran voglia di sentirsi un pizzaiolo in questo Milan lanciato all’inseguimento della Juve perfetta ma il senso didascalico di una sua osservazione lo richiama espressamente.
Detta a un certo punto Gilardino, parlando di se stesso e di Vieri, delle sue caratteristiche squisitamente calcistiche, il giorno dopo Empoli: «Adesso sto bene. Nel fisico e nella testa. Io e Vieri, poi, abbiamo collaudato in Nazionale la nostra intesa. Ciò che è successo ad Empoli ha un valore simbolico: tre volte, siamo riusciti come squadra a guadagnare il fondo e a crossare da quella posizione, e tre volte abbiamo fatto gol». Come dire: preparategli l’impasto che il Gila, come lo chiamano anche a casa, dalle parti di Biella, inforna e scodella la pizza croccante sul piatto del campionato.
Allora, caro Gilardino, è diventato un bomber d’esportazione: cosa le succede?
«Niente di particolare: cinque gol in cinque trasferte, come media mi sembra buona. Ora devo sbloccarmi a San Siro ma è meglio non perdersi dietro questo ragionamento e concentrarsi invece sulla Juve e sulla voglia di fare una grande prova, sabato sera».
Ma c’è un motivo per il quale Gilardino segna soltanto in trasferta?
«Credo sia una combinazione. All’inizio ho patito qualche difficoltà, sono riuscito a superarle e superandole sono riuscito a entrare nei meccanismi delicati del gioco milanista. Ho fatto cilecca solo ad Ascoli ma a tal proposito devo ripetermi: quella domenica non si poteva giocare a pallone per via del terreno di gioco».
Nel frattempo erano in molti a scrivere e sostenere che un conto era il Parma e un conto il Milan...
«Ho sentito. E ho risposto a modo mio. Il cambiamento c’è stato, inutile nasconderlo. Nel Parma ero abituato così: io aspettavo lassù che la squadra portasse il pallone e mi servisse a puntino. Nel Milan invece devo abituarmi a dividere l’area di rigore con un altro attaccante e ad avere, alle spalle, un tre-quartista al quale fare spazio in qualche caso o la sponda quando occorre».
Confessi apertamente, Gilardino: con chi si trova meglio? Con Vieri o con Shevchenko? Con Inzaghi forse?
«Non è un mio problema, è di Ancelotti. Io sono pronto a giocare con chiunque, tatticamente non esistono incompatibilità. E fino ad Empoli il comportamento di tutti è risultato esemplare: accettiamo senza fiatare le decisioni dell’allenatore».
È vero della sua passione per la Juve ai tempi di Biella?
«C’è un’altra cosa che non dimentico: ho fatto un solo gol in carriera contro la Juventus, partita finita 2 a 2. Ma non ho di queste fisse, per fortuna. Credo che sia più importante portare a casa i tre punti che la soddisfazione personale di una rete».
Già, ma come si segna a questa Juve? Non è forse fatta di ferro?
«Sono loro, quelli della Juventus, che hanno fatto piccolo piccolo il Milan. Non sbagliano niente, neanche un episodio, e continuano a vincere. Anche il Milan, nel suo piccolo, sei successi consecutivi, ha realizzato una gran bella striscia. Certo non basterà vincere sabato sera: bisognerà attendere anche un altro loro passo falso».
Tutti l’accostano a Trezeguet: paragone pertinente?
«Gratificante, direi. Trezegol è un grandissimo. E sarà molto emozionante affrontarlo. Come sarà bello godersi lo spettacolo del pubblico, a San Siro».
Ha visto cosa è successo all’Inter?
«Ho letto più che visto, essendo rientrato nella notte da Empoli».
E il gol di Totti?
«Una magìa, mi par di capire. Lo confesso: non sono un grande esperto di cucchiaio. Mi è riuscito un solo gol di quel genere, contro Pelizzoli, devo migliorare molto».
Inter a meno nove dalla Juve: è già tagliata fuori dallo scudetto?
«Se non ricordo male, nel campionato passato, il Milan finì otto punti dietro e poi riuscì a recuperare lo svantaggio. La Roma poi non è come si pensa una squadretta: ha qualità, esperienza, voglia di far bene e il talento di un giocatore unico come Francesco».
Come è tornato da Empoli?
«Con due gol in più nella classifica speciale degli attaccanti e una carica personale straordinaria. Sono molto soddisfatto per quello che ho realizzato, in campo e dal punto di vista psicologico.

Per tutto il Milan, è stato fondamentale il primo dei due gol: con quello siamo riusciti a fare il pari, così siamo usciti dall’intervallo con una diversa determinazione. E poi...».
E poi cosa?
«Vincere a Empoli a tre giorni dalla Juventus ha fatto bene anche al cuore del Milan oltre che alla classifica».

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