"Ne ho uccisi dieci". "Papà, siamo morti". L'orrore di Hamas nelle telefonate intercettate

Un terrorista ha telefonato alla sua famiglia, definendosi un eroe e vantandosi di aver ucciso dieci ebrei. Una ragazza israeliana, al "Nova party" assieme al fratello, ha chiamato il padre prima di essere catturata da Hamas

"Ne ho uccisi dieci". "Papà, siamo morti". L'orrore di Hamas nelle telefonate intercettate
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Man mano che passano i giorni, le autorità israeliane raccolgono e diffondono nuove prove non solo delle atrocità commesse da Hamas, ma anche della mentalità dei macellai che il 7 ottobre hanno massacrato centinaia di civili inermi. La registrazione di una telefonata, pubblicato sul profilo ufficiale delle Idf, chiarisce senza ombra di dubbio l’intento genocida dei “combattenti per la libertà” palestinesi.

Ciao papà. Ti chiamo da Mefalsim (un kibbutz a meno di due km da Gaza, ndr). Apri Whatsapp e guarda le foto dei morti. Guarda quanti ne ho uccisi con le mie mani! Tuo figlio ha ucciso degli ebrei!”. Questi sono i primi dieci agghiaccianti secondi della conversazione tra un terrorista di Hamas e la sua famiglia a Gaza. “Papà, ti sto parlando dal telefono di una donna ebrea. Ho ucciso lei e suo marito. Ne ho uccisi dieci con le mie mani. Papà, dieci con le mie mani!”. Il carnefice palestinese parla con tono esaltato, grida al telefono con una gioia che sembra incontenibile.

Anche la madre del giovane viene coinvolta nella chiamata e il terrorista continua a ripetere di aver assassinato dieci persone, molto probabilmente tutti civili inermi, e di avere il loro sangue sulle sue mani. “Uccidere! Uccidere! Uccidere!”, urla il terrorista, ebbro di violenza e odio verso gli ebrei, ridotti praticamente a trofei di caccia per lui e gli altri barbari palestinesi.

Che Dio ti faccia tornare a casa sano e salvo”, risponde la donna che, come il marito, non sembra condividere il folle entusiasmo del figlio. La loro principale preoccupazione è la sorte del giovane, probabilmente eliminato dalle Idf nel contrattacco israeliano. “Torna indietro, torna indietro”, implora la madre, ma il terrorista non è intenzionato ad ascoltarla: “Non si torna indietro. Ora c’è solo la vittoria o la morte.Mia madre ha concepito un eroe”. Poi si rivolge al fratello, anche lui partecipe della telefonata di famiglia: “Mia madre mi ha fatto nascere per la religione”.

Testimonianze degli orrori del 7 ottobre arrivano anche dagli israeliani. Maya e Itay, fratello e sorella, si trovavano al “Nova festival” durante l’assalto di Hamas che ha mietuto 260 vittime. Durante l’attacco, la ragazza ha telefonato al padre e la registrazione di pochi, angoscianti secondi dipinge il quadro di quei momenti di morte e terrore.

Papà mi hanno sparato, mi hanno sparato”. Maya grida al telefono, il fratello la chiama. In sottofondo altre urla disperate dei ragazzi che sono trovati vittime di quel massacro. “Dove siete?” chiede il padre, ma la giovane non lo sa e dice a Itay di mettersi al volante della loro auto. Stanno cercando di scappare. “Maya, dove sei? Mandami la tua posizione”, implora l’uomo disperato. “Non posso, papà.

Siamo morti. Ci hanno sparato”. Il genitore dice ai due figli di nascondersi, ma Maya e Itay non fanno in tempo. Sono tra i 218 ostaggi ancora nelle mani di Hamas e di loro non si è saputo più nulla.

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