Yemen, attacchi Usa e Gb contro gli Houthi. "L'Italia sostiene gli alleati"

Attacco Usa e Gb contro le postazioni Houthi nello Yemen dopo che i miliziani, sostenuti dall'Iran, hanno ripetutamente sfidato il monito a non proseguire i loro raid contro le navi commerciali nel Mar Rosso. I ribelli minacciano pesanti ritorsioni. L'Iran: "Violata la sovranità territoriale"

Yemen, attacchi Usa e Gb contro gli Houthi. "L'Italia sostiene gli alleati"
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Nella notte sono scattati pesanti attacchi aerei nello Yemen, da parte della coalizione guidata da Usa e Regno Unito, contro diversi obiettivi Houthi, i ribelli filo iraniani che, nelle scorse settimane, coi loro droni e missili avevano ripetutamente preso di mira le navi commerciali nel Mar Rosso, da cui fino a poco fa passava il 30% del commercio marittimo mondiale. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha reso noto di aver ordinato il fuoco in risposta diretta agli attacchi senza precedenti degli Houthi contro le navi marittime internazionali nel Mar Rosso. "Sotto la mia direzione, le forze militari statunitensi, insieme al Regno Unito e con il sostegno di Australia, Bahrain, Canada e Paesi Bassi - ha sottolineato Biden - hanno condotto con successo attacchi contro una serie di obiettivi nello Yemen utilizzati dai ribelli Houthi per mettere in pericolo la libertà di navigazione in uno dei corsi d'acqua più vitali del mondo". Ha aggiunto che "non esiterà a dirigere ulteriori misure per proteggere il nostro popolo e il libero flusso del commercio internazionale".

Sarebbero stati colpiti 73 obiettivi, "tra cui comandi, depositi di munizioni, sistemi di lancio, impianti di produzione e sistemi radar di difesa aerea", ha precisato il comandante centrale delle forze aeree statunitensi, il tenente generale Alex Grynkewich. È il primo attacco contro gli Houthi nello Yemen, portato avanti con missili Tomahawk e aerei da combattimento. Gli Houthi non sono rimasti in silenzio: avrebbero lanciato una raffica di missili Cruise e balistici contro navi da guerra degli Stati Uniti e del Regno Unito nel Mar Rosso. Yahya Sarea, portavoce militare degli Houti, ha reso noto che sono stati uccisi almeno cinque combattenti.

Immediata la risposta dell'Iran: il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Nasser Kanaani, afferma che il suo Paese "condanna fermamente" gli attacchi: "La consideriamo una chiara violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dello Yemen, nonché una violazione delle leggi, dei regolamenti e dei diritti internazionali". Si fa sentire anche la Russia, chiedendo una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ha condannato gli attacchi statunitensi: "Sono l’ennesimo esempio della distorsione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu da parte degli anglosassoni e del totale disprezzo per il diritto internazionale in nome dell’escalation della situazione nella regione per raggiungere i loro obiettivi distruttivi". L'Arabia Saudita, che per anni ha bombardato i ribelli Houthi, esprime "grande preoccupazione per raid" e invita alla "moderazione" per evitare un'escalation. Al contempo Riad sottolinea "l'importanza di mantenere la sicurezza e la stabilità nella regione del Mar Rosso, poiché la libertà di navigazione è una richiesta internazionale".

Gli attacchi ai cargo da novembre

Gli Stati Uniti e i loro alleati avevano dato un ultimatum agli Houthi: stop agli attacchi alle navi commerciali, che andavano avanti da novembre costringendo molte aziende a interrompere i loro traffici commerciali attraverso gli stretti di Suez e Bab el-Mandeb, dovendo circumnavigare l’Africa, con almeno due settimane in più di viaggio e costi maggiori. Tutto ciò ha causato un inevitabile aumento dei prezzi di diversi beni, vista l'impennata dei costi di trasporto.

Chi sono gli Houthi?

Gruppo armato dello Yemen in prevalenza sciita zaydita, nato nel 1992, i cui membri si definiscono "Partigiani di Dio" o "Gioventù credente". Il nome Houthi trae origine dal primo leader, Ḥusayn Badr al-Din al-Ḥuthi, ucciso dalle forze regolari yemenite nel settembre del 2004. Nel logo del movimento si legge questa frase: "Dio è sommo, morte all'America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria per l'Islam". Gli Houthi sono sostenuti da Iran, Siria, Corea del Nord, Russia e dal movimento libanese Hezbollah. Parteciparono alla grande rivolta nello Yemen del 2011 e, nel 2015 presero il controllo del palazzo presidenziale della capitale, Sana'a, costringendo il presidente a darsi alla fuga. La guerra civile nel Paese ha causato, sino ad ora, la morte di più di 110.000 persone, con milioni di persone finiti sull'orlo della carestia.

Con il sostegno dell’Iran gli Houthi hanno approfittato della guerra nella Striscia di Gaza per rilanciarsi a livello globale. Lo hanno fatto prendendo di mira le navi commerciali in transito nel Mar Rosso. Un gesto di sfida alla comunità internazionale e, in special modo, all'Occidente. Gli Usa inizialmente non intendevano aprire un nuovo fronte, nel timore di un coinvolgimento di altre formazioni ostili alleate dell'Iran. Ma la pervicace insistenza degli Houthi ha indotto la Casa Bianca, e i suoi alleati, a cambiare strategia.

Le nuove minacce degli Houthi

"Il nemico americano e britannico ha la piena responsabilità della sua aggressione criminale contro il nostro popolo yemenita che non rimarrà senza risposta né impunita", scrive in una nota il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saria. "Le forze armate yemenite non esiteranno a prendere di mira le fonti di minaccia e tutti gli obiettivi ostili sulla terra e in mare in difesa dello Yemen, della sua sovranità e indipendenza.

Questa brutale aggressione non dissuaderà lo Yemen dalla sua posizione di sostegno al popolo palestinese oppresso". Ed ha minacciato nuovi attacchi nel Mar Rosso contro "le navi israeliane o quelle dirette nei porti della Palestina occupata".

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