I nuovi italiani «spiati» a scuola

I nuovi italiani «spiati» a scuola

Uno sguardo riflessivo sul tortuoso percorso dell’integrazione. A proporlo sul grande schermo Fratelli d’Italia, il film-documentario di Claudio Giovannesi, attraverso le storie di tre giovani della «seconda generazione» di immigrati, ragazzi in bilico tra le tradizioni dei Paesi d’origine inculcate dai genitori e la romanità che traspare in maniera preponderante anche nel loro modo di esprimersi. La mission del film quindi è far conoscere la difficoltà che questi adolescenti affrontano tra il desiderio di integrazione e la difesa dell’identità culturale. A rendere tutto più complicato è l’età dei protagonisti: Alin, Masha e Nader hanno meno di 18 anni. Sullo sfondo la periferia capitolina, più precisamente l'istituto tecnico commerciale Paolo Toscanelli di Ostia che i ragazzi frequentano e all’interno del quale il regista ha, non senza fatica, provato a mimetizzarsi. «L’incontro con i futuri protagonisti è stata la parte più bella del lavoro - spiega Giovannesi -, ho scoperto il Toscanelli con un’atmosfera molto diversa rispetto alle scuole del centro, qui infatti il 30% degli studenti ha origini straniere. La parte più complicata, invece, è stata entrare con la telecamera nella loro quotidianità, nella loro scuola e nella loro casa per raccontarne le sfumature, i rapporti complicati con i genitori, i professori o con i compagni di casa». Tre episodi distinti presentano al pubblico tre diverse storie: la prima è quella di Alin rumeno che vive in Italia da quattro anni e che si trova a dover recuperare una sintonia con i compagni di classe e a gestire un rapporto conflittuale con la professoressa di italiano. La seconda realtà raccontata è quella di Masha bielorussa adottata da una famiglia italiana che ha da poco ripreso i contatti con il fratello rimasto nel suo Paese e vorrebbe tornare lì per rivederlo. Il terzo ragazzo, Nader, è nato a Roma da genitori egiziani, è forse quello che più soffre per il confronto con la sua cultura d’origine, il suo sangue egiziano da una parte e il suo sentirsi italiano e il desiderio di avere una ragazza romana che non piace ai genitori perché lontana dal loro mondo dall’altro.

«Mio padre - racconta Nader - è sempre stato più aperto perché lavorando in Italia da 27 anni ha capito un po’ come si vive qui, mia mamma invece sta sempre in casa e, nonostante il film, resta sulle sue posizioni, ha fatto solo qualche piccolo passo avanti». Distribuita in questa prima fase solo in 5 copie (di cui una proiettata al cinema Quattro Fontane) la pellicola arriva sul grande schermo il 7 maggio.

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