"Individuano le vittime per poi rapinarle di collanina e orologio"

Il dirigente Alfonso Iadevaia: "Si tratta perlopiù di giovani egiziani, qualche marocchino, ci sono anche due ragazze nate in Italia rispettivamente da madre tunisina e da madre marocchina"

"Individuano le vittime per poi rapinarle di collanina e orologio"
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«Un'associazione per delinquere a base familiare. Un nucleo di persone di origine romena e legate da vincoli parentali che si dedicava nella sua totalità alla ricettazione e al successivo riciclaggio. Non hanno grandissimi precedenti alle spalle e comunque solo per reati contro il patrimonio».

Dall'agosto del 2024 dirigente della Squadra Mobile di Milano, Alfonso Iadevaia, 51 anni, ha guidato la maxi operazione dei suoi investigatori, quelli dell'Antirapina, che ieri ha portato all'arresto di 18 minorenni e al fermo di 32 maggiorenni che rispondono a vario titolo di associazione per delinquere, ricettazione, riciclaggio e rapina, ma anche di associazione per delinquere. Complessivamente finora sono 41 i provvedimenti eseguiti, ma quasi sicuramente altri ne seguiranno.

«Da alcuni arresti in flagranza si è arrivati al canale di ricettazione, quello dei romeni: il 32enne e la fidanzata impegnati in questa attività in un appartamento occupato abusivamente in uno stabile Aler di via Ricciarelli, nella zona popolare di San Siro, insieme ai genitori di lei residenti (ma stavolta regolarmente) in un'abitazione in via Don Primo Mazzolari, alla Barona. Insieme gestivano l'intera filiera della ricettazione e del riciclaggio della refurtiva - spiega Iadevaia - Il loro brand che invece verteva principalmente sulle collanine, ma abbiamo trovato anche qualche orologio di pregio».

Il dirigente della Mobile di Milano fa una sorta di identikit di questi ragazzi che smerciavano le collanine appena rubate nell'appartamento di via Ricciarelli, quelli che adesso vengono chiamati dalla gente «maranza».

«Si tratta perlopiù di giovani egiziani, qualche marocchino, ci sono anche due ragazze nate in Italia rispettivamente da madre tunisina e da madre marocchina» sottolinea Iadevaia. E precisa: «Non si tratta di manovalanza al soldo di qualcuno, questo no. Questi ragazzi si muovono autonomamente, anche nell'esecuzione delle rapine, non seguono una gerarchia criminale. Si raggruppano in maniera estemporanea e variabile, lo stesso soggetto lo si ritrova in più episodi. Individuano le vittime in maniera casuale sui mezzi pubblici, in strada e poi le rapinano. Quello che accomuna tutti gli autori di questi colpi è il fatto che tutti conferivano in questa abitazione di via Ricciarelli che rappresentava un canale di ricettazione per una platea anche più ampia di quella dei nostri indagati. Anche perché l'oro veniva pesato e pagato immediatamente.

Con questa operazione riteniamo di aver smantellato un canale di ricettazione importante, ma non possiamo avere la pretesa di aver azzerato il fenomeno che ha una così sentita ricaduta sull'ordine e la sicurezza pubblica - conclude Iadevaia - L'operazione di polizia giudiziaria è stata resa possibile anche dalla competenza e dalla reattività della Procura ordinaria e di quella dei Minori».

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