Gli intellettuali portino idee, non piagnistei

Caro Direttore,
dopo qualche giorno di meditazione, ieri Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha finalmente risposto alla lettera con la quale i coordinatori del Pdl, Ignazio La Russa, Denis Verdini e il sottoscritto, avevano replicato alle critiche contenute in un editoriale che, proprio per l’inusuale asprezza dei toni e dei contenuti, il quotidiano milanese aveva ritenuto in un primo momento di non pubblicare.

Nella risposta Galli della Loggia compie una sostanziale retromarcia, non solo per la forza degli argomenti addotti dai tre coordinatori del Pdl, quanto - forse - per avere capito di avere ecceduto nell’editoriale scritto qualche giorno prima. L’attacco virulento al Pdl si basava, infatti, sulla tesi, ripetuta in tutte le salse da almeno dieci anni, secondo cui la cultura liberale in Italia non avrebbe prodotto nulla di rilevante sul piano politico, né durante il potere democristiano né tantomeno durante l’epoca berlusconiana.

Da questa convinzione, scaturisce tutta la sua ripugnanza prima per Forza Italia e ora per il Pdl, attraverso un giudizio tanto impietoso quanto preconcetto, che non sopporta la smentita della realtà e l’analisi dei fatti.

Nel suo editoriale, Il fantasma di un partito, Galli della Loggia sviluppava il suo ragionamento sulla base di una critica non solo al Pdl, descritto come una corte o nel migliore dei casi come una confusa accozzaglia di figuranti di terz’ordine, ma soprattutto al presidente del Consiglio. Al quale rivolgeva una duplice accusa: in primo luogo di non avere il gusto e la capacità di governare, inoltre di aver mostrato tutta la sua congenita estraneità all’universo della politica modernamente intesa.

Rispetto a queste tesi, che apparivano quantomeno arrischiate soprattutto per uno studioso della politica, ora Galli della Loggia fa una evidente inversione di marcia. Per prima cosa, comincia a riconoscere «il ruolo importante avuto da Berlusconi nello stabilimento del bipolarismo, nonché in particolare alcuni risultati positivi dell’attuale governo». Inoltre, ammette che «ministri come Gelmini, Maroni, Tremonti, Sacconi o lo stesso La Russa stanno dando buona prova di sé». Come si vede, il giudizio di Galli della Loggia si è lievemente affinato rispetto al primo editoriale, nel quale, ad esempio, sosteneva che «nessuna energia realmente politica è scesa in campo». Ora invece riconosce che una nuova classe dirigente ha assunto responsabilità di governo ed è meritevole di fiducia. Una nuova classe dirigente citata da della Loggia alla quale aggiungerei anche i ministri Franco Frattini, Angelino Alfano, Stefania Prestigiacomo, Claudio Scajola, Renato Brunetta e altri che rappresentano davvero l’unica vera novità rispetto ai soliti nomi che da decenni occupano il proscenio della sinistra. Altro che vuoto, dunque. Altro che estraneità all’universo della politica! Altro che incapacità di governare! È lo stesso Galli della Loggia ad ammetterlo, sia pure a denti stretti.

Un’ultima annotazione: quando Galli della Loggia passerà da un atteggiamento totalmente negativo e pessimista a uno più curioso della realtà e dei cambiamenti e delle novità intervenute in questi anni anche nello schieramento di centrodestra, forse anche i suoi editoriali potranno contribuire a correggere e a migliorare la vita politica italiana.

C’è bisogno, infatti, che la cultura liberale di cui egli è un illustre rappresentante, non si esaurisca in uno sterile piagnisteo sui mali della società e della politica italiana, ma sia anche capace di offrire un contributo positivo in termini di idee e di proposte.

Sandro Bondi
Ministro della Cultura e coordinatore del Pdl

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