La Camusso bastona Renzi: "Distorce la democrazia"

La Camusso bastona Renzi: "Distorce la democrazia". Il governo insorge. Poletti: "Ascoltiamo, ma poi siamo noi a decidere". Ma Fassina: "Relazione coraggiosa"

La Camusso bastona Renzi: "Distorce la democrazia"

"L’autosufficienza della politica sta determinando una torsione democratica". Susanna Camusso stigmatizza duramente la posizione dell’esecutivo e dell'"attuale presidente del Consiglio", mai citato con nome e cognome nella relazione di apertura del XVII Congresso nazionale, ma violentemente attaccato a più riprese. "Contrastiamo e contrasteremo l’idea di un’autosufficienza del Governo, che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia", tuona il segretario generale della Cgil dal Palacongressi di Rimini accusando Matteo Renzi di "determinare una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione".

La Cgil lancia quattro sfide al governo, quattro temi che rappresentano i lati del quadrato rosso simbolo del sindacato: pensioni, ammortizzatori sociali, lavoro povero e fisco. Nella relazione di apertura del XVII congresso nazionale la Camusso indica le proposte che "non sono in cima all’agenda politica attuale" e che la Cgil vuole riportare al centro dell’attenzione "costruendo alleanza, ma soprattutto consenso, iniziativa, mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori". Ai segretari di Cisl e Uil chiede, infatti, "una risposta strutturale" per i giovani, i precari, gli esodati "rispetto alle fantasie del dibattito in corso, tra autoprestiti, prepensionamenti e scivoli vari". Secondo la Camusso è necessario dare una "prospettiva dignitosa" alle nuove generazioni basata sulla previdenza pubblica, un "sistema equo, che reintroduca certezze e libertà di scelta", mentre il problema degli esodati "va risolto nella certezza del diritto" evitando "mille soluzioni ad hoc".

Ma al XVII Congresso nazionale non è di alleanze che il segretario generale della Cgil intende parlare. Il nemico da abbattere è Renzi. E, ovviamente, il Jobs Act. Così conferma le critiche al decreto su contratti a termine e apprendistato, bolla come "tutt’altro che chiaro" il disegno di legge delega e chiede che "si faccia davvero un contratto unico". Quindi propone di discutere di altre tre forme: contratto a termine causale, per stagionalità e sostituzioni, la somministrazione e l’apprendistato. Secondo la Camusso, il decreto lavoro "va nel verso dell’ulteriore precarizzazione" e insieme alla legge delega si va alla "moltiplicazione della complessità", con la conseguenza di "allontanare per i giovani e per i disoccupati la prospettiva di fondare qualche progetto sul loro lavoro, con tutti gli effetti di peggioramento del sistema formativo e produttivo". Vi è quindi, per la segretaria della Cgil, la necessità di "fermare la deriva precarizzatrice del mercato del lavoro".

Le critiche della Camusso, che ha accusato Renzi di esprimere "giudizi ingenerosi sul mondo del lavoro", non sono affatto piaciuti alla componente renziana del Pd che ha subito fatto quadrato attorno al presidente del Consiglio. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti non è "per niente d’accordo" e da Parigi, dove partecipa alla ministeriale dell’Ocse, fa sapere che "un confronto è dovuto dove è normale che ci sia", ma alla fine tocca al governo decidere. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, presente oggi al congresso della Cgil, rinfaccia alla leader del sindacato di "diffidenza e pregiudizio". Tuttavia secondo Filippo Taddei, responsabile economico piddì, "i punti di convergenza sono molto superiori a quelli di divergenza". In via del Nazareno, però, non tutti sono disposti a difendere il premier. Stefano Fassina, per esempio, definisce "coraggiosa" la relazione della Camusso e ritiene "decisivo, per le prospettive economiche e democratiche dell’Italia, che il più grande sindacato italiano scelga di ripartire da chi non ha il lavoro, dai precari, dai lavoratori poveri".

In serata il premier ha risposto alla Camusso, avvisando i sindacati che "la musica è cambiata". Intervistato al Tg5, Renzi non sembra voler cedere terreno: "Non aspetteremo loro perché l'Italia ha già aspettato troppo. Non è possibile che ci siano sempre polemiche. Noi stiamo cercando di cambiare l'Italia, i sindacati devono capire che non possono pensare di di bloccare tutto loro.

Nel momento in cui i politici si riducono i posti, anche i sindacati devono fare la lor parte. Partendo dall'obbligo di mettere on line ogni centesimo speso".

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