Ora il Ppe molla Monti e sceglie il Cav

Vertice a Bruxelles: "Stiamo con lui". Il leader Pdl: "Se vinco e non tolgo l'Imu non mi chiamo più Silvio Berlusconi"

Ora il Ppe molla Monti e sceglie il Cav

Roma - Parla di «inciucio» Silvio Berlusconi. E nel giorno in cui Mario Monti invita Pier Luigi Bersani a «scegliere» tra lui e Nichi Vendola, l'ex premier tocca un tasto davvero dolente per il Professore. Con il suo appello al segretario del Partito democratico, infatti, il presidente del Consiglio da una parte mette sì nero su bianco di non aver nulla da spartire con Sel ma dall'altra conferma d'essere invece pronto a un'intesa con Bersani.

Non certo un mistero, ma il fatto che Monti lo dica chiaro e tondo è abbastanza per lasciare una certa perplessità oltre confine e in particolare a Strasburgo dove è riunito il Parlamento europeo per la plenaria di febbraio. Qualche eurodeputato straniero del Ppe, infatti, non si aspettava dal Professore una simile apertura, soprattutto dopo che Monti aveva presenziato al vertice del Partito popolare a Bruxelles e dopo gli affondi contro Berlusconi del capo delegazione Ppe Joseph Daul. In verità, tra i vertici del Partito popolare le cose sono piuttosto chiare da tempo, visto che il Ppe ha un approccio piuttosto «pragmatico» alle cose. Così, è bastato che durante l'assemblea politica del Ppe che si è tenuta lunedì scorso a Bruxelles, Antonio Lopez leggesse i sondaggi italiani per cancellare qualunque dubbio. Lo spagnolo, che del Ppe è segretario generale, ha fatto la relazione sui Paesi membri al posto dell'assente Wilfried Martens e arrivato all'Italia ha enunciato i sondaggi che danno la coalizione di Monti ferma a cavallo del 10% e il Pdl intorno al 20%. Con un dettaglio di non poco conto, visto che l'Udc (iscritto al Ppe) è in caduta libera dopo che Andrea Riccardi ha deciso di dirottare il voto cattolico sulla lista del Professore (questa però non iscritta al Ppe). Un problema non da poco per un Pier Ferdinando Casini che rischia di ritrovarsi a sedere nel Ppe con un partito più che dimezzato nei voti.

Insomma, se mai qualcuno avesse avuto dubbi sul sostenere Berlusconi se li è fatti passare. Compreso Daul, che - presente lunedì insieme agli italiani Antonio Tajani (vicepresidente del Ppe), Mario Mauro, Rocco Buttiglione e Luca Volontè - non ha fatto alcuna obiezione. Il Ppe, insomma, continua a puntare sul Pdl, non fosse altro - dicevamo - per ragioni di pragmatismo. Il prossimo anno, infatti, si terranno le elezioni europee e al Partito popolare i voti del Pdl (primo contributore del Ppe con una quota d'iscrizione da 250mila euro l'anno) servono come il pane. Nelle urne e poi nel Consiglio europeo che dovrà eleggere il nuovo presidente della Commissione Ue. È anche per questa ragione che qualche giorno fa, in privato, il Cavaliere s'è lasciato andare ad un «speriamo di finirla con questa farsa del Ppe che tifa per Monti». Perché, era il senso del suo ragionamento, «una cosa è la Merkel, altra il Ppe».

Ci sta, dunque, che Berlusconi affondi sulle prove di dialogo tra Bersani e Monti bollate come «inciucio». Secondo l'ex premier, infatti, i due «hanno confessato apertamente la volontà» che «era già trapelata» di allearsi dopo il voto. «Monti e Bersani - attacca il Cavaliere - sono correligionari, perché uniti da una religione che a me non piace molto, quella delle tasse».

Berlusconi ribadisce poi il suo intento di cancellare l'Imu e restituirla già nel primo Consiglio dei ministri («O non mi chiamo più Silvio Berlusconi») e alle critiche degli «avversari» replica accusandoli d'essere una «canea di cialtroni» buoni solo a dire «stupidaggini». Dopo lo stop della Lega, deve invece aggiustare il tiro sul condono tombale.

«Ho sentito Maroni - dice Berlusconi - e ne parleremo ma non ci saranno difficoltà a trovare un accordo». Anche se l'idea è che «chi ha problemi con il Fisco vedrà cancellate le penalità e gli rimarranno solo le multe da pagare».

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