Ecco la meglio gioventù: Camusso si fuma la crisi "Quelle canne al liceo..."

Il segretario Cgil a Un giorno da pecora: "Il primo sciopero è come il primo amore, non si scorda mai". E minaccia Bersani: se non cambia la riforma non lo voterò più

Ecco la meglio gioventù: Camusso si fuma la crisi "Quelle canne al liceo..."

Susanna Camusso è il solito disco rotto. Suona sempre la stessa musica, intitolata "Sciopero generale". Ma questa volta, nelle sue dichiarazioni, c'è qualcosa di nuovo. Un elemento rivelatore della sua personalità, un outing e una dichiarazione d'amore (sempre per lo sciopero, però).

Ospite a Un giorno da pecora su Radiodue, il leader della Cgil confessa i peccati di gioventù e alcuni tratti del suo carattere. La prima canna? "Verso la fine del liceo scientifico, ma mai a scuola". Il motivo? Era "incapace" di arrotolarla, non si è divertita e ha smesso "molto presto".

Dopo l'outing, il segretario Cgil lancia subito un messaggio riparatore ai giovani: "Non fatelo e, soprattutto, niente droga pesante". Il vizio che rimane è sempre quello delle sigarette però: "Ne fumo circa un pacchetto al giorno".

Poi la Camusso mostra il suo lato un po' "perverso". Chi immaginava una sindacalista pensierosa o che al massimo cantasse Bella Ciao sotto la doccia dovrà ricredersi. Perché la Camusso "di solito" ascolta "la rassegna stampa...".

Immaginare invece quale fosse il suo primo amore non era poi così difficile. "Il primo sciopero è come il primo amore, non si scorda mai!", dice il segretario generale della Cgil, rivangando il passato e spiegando che la prima manifestazione di protesta è stata "uno sciopero sulle pensioni, era il 1969. Era la prima manifestazione, è stata una cosa gioiosa, avevo appena iniziato il liceo".

E dal liceo a oggi il primo amore è rimasto l'ultimo. Infatti, tornando al dibattito politico e sulla riforma del lavoro, la Camusso non ammette passi indietro. Anzi. Se la riforma del mercato del lavoro "va avanti così, faremo uno sciopero generale", ha detto il segretario, aggiungendo l'ennesima staffilata al premier: "Da quello che gli ho sentito dire dall'Asia credo che Monti debba fare qualche riflessione".

L'ipotesi che la riforma venga licenziata così com'è, senza modifiche, non la prende nemmeno in considerazione. L'apertura, che in realtà è un diktat, è questa: "Se c’è una uguale sanzione in tutti i casi di licenziamento e, quindi, si riconosce l’illegittimità del licenziamento sì. Se invece si dice che bisogna invertire l’onere della prova e deve essere il lavoratore a dimostrare allora no perchè la discriminazione è una cosa quasi indimostrabile". Insomma, prendere o lasciare. Altrimenti si torna al primo amore: lo sciopero.

E non azzardatevi a considerarlo uno strumento vecchio. Vi risponderà che "in questi giorni gli scioperi stanno funzionando" e che "è un’arma che riguarda i luoghi di lavoro più aggregati. Chi dice che lo sciopero sia un’arma vecchia spesso lo dice perché non vuole scioperi all’interno dei luoghi di lavoro".

Ma la Camusso non lesina commenti nemmeno sui suoi omologhi. Bonanni? "Ho la sensazione che sia permaloso". Angeletti? E' il "più concertativo". Ma alla domanda su chi dei due sia più atttraente, la combattente Camusso si astiene dalla lotta: "Se rispondo uno poi l'altro si offende".

Infine, la sicumera che il segretario della Cgil dimostra nei confronti delle decisioni che prenderà il Pd sull'articolo 18 la dice tutta sul grado di subalternità del partito di Bersani rispetto al sindacato.

Infatti, all'ipotesi che il Pd voti la riforma del mercato del lavoro senza nuove modifiche risponde con un categorico: "Non succederà". E tanto per essere ancora più chiari, minaccia Bersani di non votarlo più. Uno sciopero elettorale.

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