Pd, una task force per trovare un segretario condiviso

All'assemblea di sabato il Pd rischia il ko. La Finocchiaro si tira fuori dai giochi. C'è chi preme per Speranza e chi per Zingaretti. Ma la verità è che il partito è al capolinea

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti

"Non c’è nessuna guerra tra Bersani e D’Alema". Daniela Reggiani, portavoce dell'ex premier, si affretta a smentire di prima mattina il ritrattone fatto da Repubblica su un Partito democratico in stato terminale. Tutti a ronzargli attorno, nessuno disposto a staccare la spina. Tutti a proporre questo e quello alla guida del carrozzone, nessuno dei big disposto ad assumersi l'onere dell'incarico. Non sono bastati incontri, riunioni, colloqui a oltranza a far convergere i vertici di via del Nazareno su una candidatura unitaria per il segretario traghettatore che rileverà il timone da Pier Luigi Bersani. Tanto che, nelle ultime ore, dal cilindro magico sembra avanzare il nome del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Dopo tre, sudatissime ore di riunione, il coordinamento del Pd ha stabilito una road map per arrivare (blindati) all'assemblea di sabato: sarà una squadra ristretta di mediatori a tentare di far convergere su una "figura di garanzia" cui l’assemblea affiderà la guida del partito fino al congresso. Quanto durerà il mandato si capirà soltanto dopodomani, quando verrà fissata la data dell’assise: sulla carta sarà a ottobre, ma sono in molti a chiedere di anticiparla a prima dell'estate. Nell'intervento al caminetto davanti molti dei big, da Dario Franceschini a Rosy Bindi, da Beppe Fioroni ad Andrea Orlando e Stefano Fassina, il segretario uscente ha ammonito i suoi a convocare il congresso "il prima possibile" invitando ad avviare immediatamente una raccolta di firme per le candidature. Ma alla fine ha prevalso l'ipotesi della task force. I vicepresidenti dell’assemblea Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza, il coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola e l’eurodeputato David Sassoli guideranno l’assemblea e istruiranno la pratica segretario. Giusto oggi c'è stato il primo incontro. La decisione al momento è quella di non procedere con nessuna modifica allo Statuto, per cui all’assemblea sarà indicato il nome di un segretario e non di un reggente. "Anche se - fanno notare fonti parlamentari - un segretario indicato a stagione congressuale appena aperta si può anche definire reggente".

A spingere per un nuovo leader in tempi brevi sono molti big del partito. Tuttavia, eccezion fatta per Gianni Cuperlo, sostenuto dai "giovani turchi", i nomi dei canidati restano ancora "coperti". Le pressioni dentro il partito sono però per figure più "neutre" e possibilmente per qualcuno che non si ricandidi al congresso. Ma le garanzie stanno a zero. Ieri sera Anna Finocchiaro ha tenuto a chiarire di non essere in partita. Sebbene la sua candidatura abbia molti sponsor, non sono sufficienti a contrastare l’asse tra i bersaniani e l'area dem che, invece, preme per il capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Nelle ultime ore, però, una parte consistente del Pd starebbe chiedendo a Zingaretti di prendersi l’onere della segreteria di transizione. Il neo eletto alla Regione Lazio rappresenterebbe nell'immaginario democratico il volto vincente del partito. A corroborare la tesi il recentissimo sondaggio sui governatori che l’ha visto in testa nel gradimento pubblico. Da parte sua Zingaretti non sembra però voler ascoltare le sirene dell'establishment piddì che vorrebbe in questo modo dare ossigeno anche alla segreteria romana, decapitata per incompatibilità. Nel braccio di ferro interno per la segreteria non è escluso che alla fine si torni su una figura "terza" come Pier Luigi Castagnetti o magari Sergio Chiamparino, sponsorizzato con Piero Fassino da Goffredo Bettini.

L'assemblea di sabato ha tutti gli ingredienti per trasformarsi in un ring. Anche Matteo Renzi ha fatto sapere che sarà presente, anche se ha deciso di non candidarsi né non si candiderà alla segreteria del partito né alla presidenza dell’Anci. Sarà invece assente (come già ieri sera, d'altra parte) Massimo D'Alema: "Purtroppo o per sfortuna venerdì e sabato ho un convegno a Barcellona...". Oltre alla nomina di un segretario pro tempore, resta da sciogliere anche il nodo dei tempi del congresso. Anticipare sarebbe, per una parte dei democrat, la medicina necessaria per ridare fiato al partito. Non solo.

C’è chi brandisce l’arma dell’accelerazione per ottenere garanzie di un nome condiviso e di una gestione unitaria della fase congressuale. Ma c’è un fronte contrario per principio. Si temono i contraccolpi sulla tenuta del governo come accadde ai tempi di Romano Prodi quando fu eletto segretario Walter Veltroni.

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