
Mentre il Protocollo Albania degli hotspot extra Ue per la gestione delle domande d’asilo piace sempre di più in Europa, la Ue ammette che sono in linea con le normative europee anche le modifiche al piano che allarga il perimetro dei centri di Shengjn e Gjader ai Cpr per chi ospitare chi ha già un decreto di espulsione dall’Italia.
«Siamo a conoscenza degli ultimi sviluppi riguardanti il decreto che istituisce i Cpr in Albania, in linea di principio, ciò è in linea con la legge dell’Ue», ha detto il portavoce della Commissione europea per gli Affari interni, Markus Lammert, nel briefing quotidiano con la stampa. «In termini di soluzioni innovative, abbiamo detto che siamo pronti a esplorarle, sempre in linea con gli obblighi previsti dal diritto dell’Ue e internazionale e dai diritti fondamentali», ha sottolineato il portavoce, che ha tenuto a sottolineare la differenza tra la norma nazionale e il concetto di hub di rimpatrio che entrerà in vigore solo con il nuovo Piano migrazione e asilo previsto per il 2026, anche se l’Italia ha chiesto di anticiparlo.
Assieme al Piano arriverà anche la lista Ue di «Paesi sicuri» nei quali rimandare con espulsioni accelerate chi ha fatto domanda e non ha i requisiti, che l’Italia ha già inserito nel Decreto flussi e al quale i giudici di sezioni Immigrazione e Corte d’Appello dovrebbero attenersi, in attesa che la Corte di giustizia Ue prima dell’estate chiarisca l’interpretazione più genuina della sentenza del 4 ottobre scorso, che la magistratura più ideologica interpreta in modo restrittivo, facendo naufragare la lotta all’immigrazione clandestina voluta dal governo.
«Combatterla significa anche favorire quella legale, riaffermare il principio che spetta ad ogni Nazione, e non ai trafficanti, decidere chi deve entrare e chi no sul proprio territorio», aveva detto stamattina il presidente del Consiglio Giorgia Meloni con un videomessaggio inviato al Border Security Summit in Gran Bretagna organizzato dal premier britannico Keir Starmer.
«Con lui siamo inoltre d’accordo che non bisogna aver paura di immaginare e costruire soluzioni innovative, come quella avviata dall’Italia con l’Albania, modello criticato all’inizio ma che ha poi raccolto sempre più consenso, tanto che oggi l’Unione Europea propone di creare centri per i rimpatri nei Paesi terzi. Ciò vuol dire che avevamo ragione, e che il coraggio di fare da apripista è stato premiato», rivendica la premier. E le parole del portavoce Ue lo confermano.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.