"Utile il piano Mattei, ma serve approccio diverso con l'Africa"

Maryan Ismail, docente di antropologia dell'immigrazione, promuove il viaggio della Meloni in Africa e il Piano Mattei del governo

"Utile il piano Mattei, ma serve approccio diverso con l'Africa"

"Non ho alcun pregiudizio sul piano Mattei. Quel che mi interessa è che vi sia un approccio diverso con i Paesi africani con cui le relazioni sono sempre state incentrate solo e sempre sulla cooperazione internazionale". Così Maryan Ismail, mediatrice linguistico-culturale e docente di antropologia dell'immigrazione, alla luce del viaggio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha recentemente compiuto in Africa.

Cosa serve all'Africa per avviare un reale processo di sviluppo?

"Ho sempre pensato e scritto che l’Africa abbia bisogno di investimenti economici più che di assistenza umanitaria. Il Continente ha uno sviluppo diverso da quel che l’Europa immagina perché Cina, India e i Paesi emergenti del golfo d’Arabia stanno investendo sull’Africa. C’è una corsa in atto per avere relazioni esclusive con un Continente pieno di risorse. Pertanto, non sono contraria al 'Piano Mattei' se per ‘Piano Mattei’ si intende investire sullo sviluppo economico dell’Africa".

Ma gli investimenti di Cina, India ecc. non sono una forma di neocolonialismo?

"Ha ovviamente degli aspetti neocoloniali perché i Paesi che investono portano avanti i propri interessi, però, ha aspetti anche di sviluppo. L’Africa sta avendo una crescita del Pil molto importante ed è necessario che vi sia un do ut des per entrambe le parti. Se il piatto della bilancia pende solo da una parte è evidente che si ripropongono situazioni che abbiamo già vissuto: depauperamento del territorio africano e delle sue risorse, senza alcun beneficio per le popolazioni. Se le due cose andassero parallelamente potrebbe essere la via d’uscita di un atteggiamento paternalistico e di pietismo che è fine a sé stesso".

La Meloni è stata duramente criticata anche per la foto in cui abbracciava alcuni bambini africani. Lei cosa ne pensa?

“Non trovo nulla di male che la premier abbia visitato l’istituto Galileo Galilei di Addis Abeba. Non c’è nulla di male nel fatto che il presidente del Consiglio si sia fatto fotografare con gli alunni di quella scuola. Da persona che appartiene al Corno d’Africa penso che la storia tra l’Italia e quei Paesi sia stata ingiustamente congelata. Ricordare quell’esperienza può renderci consapevoli sia per non rifare gli stessi errori e, poi, per fare una seria riflessione sul colonialismo italiano, necessaria anche per avere una maggiore conoscenza della situazione migratoria odierna. Moltissimi scappano dal Corno d’Africa perché una zona molto instabile politicamente e che subisce il cambiamento climatico e la siccità. Mi piacerebbe che l’Italia facesse un’analisi del periodo coloniale insieme alle popolazioni che hanno subito la presenza italiana sia sulla guerra in Etiopia e sia sulla creazione dei campi di concentramento per gli oppositori politici. Accanto a questo c’è stata una commistione culturale tra l’Italia e i Paesi che ha colonizzato che ha degli aspetti positivi”.

Secondo lei sono sbagliate le politiche del governo sull’immigrazione?

"Sin dai primi anni ’80, quando ci sono stati i primi arrivi dall’Africa, le politiche sull’immigrazione sono state fallimentari. Si è sempre agito sull’emergenza e mai in maniera strutturale sulla formazione dei ragazzi stranieri che sono nati qui in modo tale da diventare ambasciatori dell’italianità nel mondo".

Ma togliere la protezione speciale è giusto o sbagliato?

"Ritengo che l’assistenza e l’aiuto nei confronti di una persona che è in difficoltà in mare ci debba sempre essere. Poi, per fermare gli sbarchi, bisogna avere chiaro cosa vuole lo Stato. Da una parte gli imprenditori chiedono manodopera e dall’altra si vuol togliere la protezione umanitaria, una misura che potrebbe anche essere giusta, ma pone un problema. Una volta tolta questa protezione, cosa ne facciamo di queste persone? Bisogna creare un permesso di soggiorno ad hoc per stabilizzare i migranti presenti in Italia.

Per fermare il malaffare che ruota attorno agli sbarchi è necessaria la formazione in Italia o nei Paesi d’origine dei ragazzi africani. Introdurre un percorso di legalità è l’unica possibilità per evitare che i giovani migranti finiscano nelle mani della criminalità anche in Italia".

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