L’analisi Bruciare le leggi? Meglio farne di meno

Calderoli ha eliminato norme inutili: un risparmio per l’erario ma la gente non ha avvertito alcun beneficio

Appena prima delle elezioni Calderoli è diventato uno dei personaggi più amati d’Italia facendosi fotografare davanti alla pira fiammeggiante di alcune decine di metri cubi di leggi abolite. Il falò è stato visto come un salvifico toccasana da un paese oberato da norme, grida, regolamenti, codicilli e paragrafi, e ha sicuramente contribuito al successo della Lega.
Al di là dell’esultanza del momento, non è però arrivato ai cittadini alcun beneficio percepibile. L’erario ha risparmiato sui costi di cretinate inutili, ma i cittadini non ne hanno sentito in tasca alcun vantaggio immediato, né la loro giornata è minimamente cambiata.
Il sollievo sarebbe più evidente se si colpissero noie più fastidiose. Si ha invece la sensazione che di giorno volenterosi come Calderoli disfino la tela che imbriglia i cittadini ma che di notte altri tessano maglie sempre più strette in un perverso gioco di Penelope alla rovescia. Suona beffardo che partiti che si dicono liberali, che prendono voti su programmi di deregulation facciano poi in realtà gli statalisti o soggiacciano a una burocrazia mefitica.
A rendere più odioso il tutto c’è che molte delle trovate che portano costi, rotture e vessazioni interessano la casa e la mobilità, due delle espressioni più forti delle libertà private.
Tenere i fari accesi anche di giorno o essere costretti a “obliterare” i biglietti del treno sono delle inutili molestie che creano solo occasioni di contenziosi e multe.
Il “bollino blu” è una fastidiosa formalità che non migliora la qualità degli scarichi né la vita della gente, il “bollino verde” delle caldaie è un costoso balzello che non fa risparmiare un ghello al bilancio energetico né migliora l'ambiente. Entrambi però espongono i cittadini ad adempimenti stressanti, al rischio di blitz burocratici e polizieschi e all’ingiustizia territoriale: chi controlla i bollini in certe aree del Sud?
Anche la revisione obbligatoria degli autoveicoli sarebbe commendevole se fosse applicata cum grano salis e ovunque. Chi se ne dimentica è costretto a una trafila luciferina: 155 euro di contravvenzione, il ritiro del libretto e il fermo forzato del veicolo. Per riaverlo si deve fare la revisione, ma il veicolo non può essere spostato senza il libretto: uno speciale permesso può essere rilasciato solo della Motorizzazione della provincia in cui è avvenuto il fermo (guai a chi era lontano da casa!), che restituirà il libretto solo a revisione dimostrata. Tutte operazioni che teoricamente possono essere fatte con telefoni e fax, ma solo riuscendo a superare lo sbarramento di risposte registrate, telefoni staccati o occupati, orari stravaganti di uffici per cui la cortesia è spesso un optional. Alla fine la contravvenzione risulta moltiplicata da stress, giorni di lavoro sprecato e costi aggiuntivi.
Molte delle trovate “automobilistiche”, come la cintura, il giubbotto fosforescente, il casco, i bollini e le revisioni, potrebbero con maggiore buon senso essere demandate a controlli e tariffe delle assicurazioni. In questi giorni viene esteso ai ciclisti l’obbligo del casco. Quando toccherà ai pedoni?
Anche sulla casa le “rotture” sono infinite. La multipla tassazione (Irpef, Ici) è aggravata dalle modalità sadiche di pagamento: la davvero iniqua tassa annuale sui contratti di affitto non potrebbe essere almeno inglobata nella dichiarazione dei redditi?
Ma l’ultima trovata è sicuramente la più ignobile. Da quest'anno per vendere o affittare un immobile bisogna esibire in originale un «Attestato di certificazione energetica», un cervellotico documento che descrive le condizioni energetiche dell’immobile, così complicato da richiedere l'intervento di un professionista: altri costi e rotture di balle. Così lo Stato si intromette ulteriormente nei fatti dei cittadini: un contratto di vendita o di affitto è un libero accordo fra due parti, che si passano un bene pattuendo un compenso, e che non riguarda la Repubblica.

Questa diventa invece sempre più opprimente, esosa, impicciona e statalista. Fino a qui il danno: la beffa è che a mantenere in vita l'unico caso di socialismo reale dell'Occidente siano parti politiche che si proclamano liberali e liberiste.

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