La lingua italiana? Potrebbe diventare patrimonio dell'umanità

La Farnesina chiederà all'organismo delle Nazioni Unite di iscrivere la nostra lingua nella listra del Patrimonio immateriale dell'umanità. L'annuncio durante la Giornata mondiale Unesco della diversità culturale, cui ha partecipato anche il ministro Bondi

Il governo italiano, per voce di Vincenza Lomonaco, ministro plenipotenziario della Farnesina, ha intenzione di chiedere all'Unesco di inserire la lingua italiana nella lista del Patrimonio immateriale dell'umanità. L'annuncio è stato fatto nel corso della conferenza «Giornata mondiale Unesco della diversità culturale» ospitata nel Salone del Consiglio Nazionale del Ministero dei beni culturali a Roma.
Nella stessa sede è arrivato un altro annuncio che farà inorgoglire il nostro Paese. L'Italia ospiterà a settembre il primo Forum mondiale della Cultura. A darne notizia lo stesso ministro Sandro Bondi. Questa sorta di Davos dei beni culturali sarà incentrata sulle industrie creative e sull'artigianato come contributo allo sviluppo economico e si svolgerà alla fine di settembre alla Villa Reale di Monza. Tre giorni di lavori, dal 24 al 26 settembre, con ministri - per l'Italia Bondi e Frattini - rappresentanti delle istituzioni, protagonisti della cultura, mondo delle imprese, per un appuntamento che il presidente della commissione nazionale italiana Unesco Giovanni Puglisi auspica possa diventare un appuntamento fisso in Italia.
La diversità culturale non è soltanto un argine all'omologazione (anticamera del pensiero unico e dell'umanità a una dimensione come preconizzata da Marcuse) ma anche un tema che tocca tutti gli aspetti sociali, economici, culturali legati al mantenimento della pace e all'umanizzazione della nostra società. «La promozione della diversità tra le culture, del dialogo, dello sviluppo umano ed economico ha da sempre ricevuto grande attenzione da parte del Ministero dei Beni culturali - spiega lo stesso ministro - E questo soprattutto in virtù della sua importanza strategica».
Bondi, a questo proposito, ha citato il direttore generale dell'Unesco, Koichiro Matsuura che una volta ebbe a dire: «La diversità culturale non si decreta: si osserva e si pratica». «Ed è proprio quello che va fatto e che facciamo - ha spiegato il ministro - senza tanti proclami ma con un lavoro duro e costante. Ogni occasione per costruire coesione sociale e culturale deve infatti diventare uno strumento di pace e convivenza tra le culture in vista di un obiettivo di sviluppo che deve essere non solo economico ma soprattutto umano».
La giornata mondiale Unesco della diversità culturale è stata anche l'occasione per fare il punto sulla tutela del lavoro creativo. E l'SOS non poteva che essere lanciato da Giorgio Assumma, presidente della Siae. «La cultura mondiale è in pericolo, poiché il lavoro creativo degli autori è sottoposto, negli ultimi tempi, agli attacchi ripetuti e sconsiderati di chi vorrebbe eliminare o ridurre la proprietà artistica e letteraria sui loro prodotti». Tuttavia, ha aggiunto Assumma: «La Convenzione dell'Unesco che oggi celebriamo costituirà uno dei più efficati strumenti per rafforzare la protezione degli autori e ridare loro la certezza di un futuro proficuo e stimolante». La Convenzione per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, approvata dall'Unesco nel 2005, è stata ratificata dall'Italia nel 2007.

Rappresenta un approccio innovativo e lungimirante, che per la prima volta riconosce ai prodotti culturali uno status specifico che li caratterizza nella duplice valenza di espressioni della cultura e opportunità di sviluppo economico, locale e sostenibile.

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