«Mefistofele»: torna al Costanzi il manifesto della scapigliatura

Dopo cinquant’anni di assenza torna all’Opera Mefistofele, con un allestimento nuovissimo. Ci tiene a sottolinearlo Filippo Crivelli che firma la regia di questo titolo in scena al Costanzi da martedì. «Voglio chiarire - spiega il regista - che quello che vedrete è un allestimento nuovissimo concepito sulle proiezioni dei bozzetti di Camillo Parravicini che sono stati scovati nell’archivio dell’Opera e che non sono mai stati realizzati. Altrettanto vale per i costumi firmati da Laura Biagiotti, solo una piccola parte, ad esempio quelli utilizzati per la scena di Francoforte o per il sabba, vengono dal patrimonio sconfinato del teatro il resto sono nuovi».
In scena fino al 23 marzo (sette recite in totale) questo titolo in quattro atti più un prologo e un epilogo su parole e musiche di Arrigo Boito rappresenta un manifesto della scapigliatura lombarda, un omaggio a questo movimento della letteratura della seconda metà dell’Ottocento. Non si tratta di un titolo facile, il coro (guidato da Andrea Giorgi) è al completo, ha un’importanza speciale perché è quasi sempre sulla scena e quindi protagonista al cinquanta per cento.
A vestire i panni di Mefistofele si alterneranno Orlin Anastassov (il 16, il 18, il 20, il 21 e il 23 marzo) e Francesco Palmieri (il 17, il 19 e il 21); Faust sarà interpretato da Stuart Neill (il 16, il 18, il 20, il 21 e il 23) e da Walter Fraccaro (il 17 e il 19); Margherita invece avrà la voce di Amarilli Nizza (il 16, il 18, il 20 e il 23) e di Teresa Romano (il 17, il 19, e il 21). Le coreografie sono di Gillian Whittingham, il podio è riservato a Renato Palumbo.


«Da un punto di vista musicale - ha sottolineato il direttore - ci troviamo di fronte a un’opera impegnativa per l’orchestra e a un compositore ambizioso che cerca un linguaggio nuovo e innovativo attraverso un’orchestrazione ricercata. In realtà noi conosciamo solo la seconda versione, quella rappresentata a Bologna nel 1875, perché pochissimo ci è rimasto della prima fischiata alla Scala nel 1868 che durava più di cinque ore».

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