"Bravo a scuola, pacifico Luca odia i colpi bassi"

Il candidato visto dal fratello, ex deputato. "Io parlo politichese, lui no. Ma c'è da fidarsi"

"Bravo a scuola, pacifico Luca odia i colpi bassi"

Maurizio Bernardo, tre legislature alla Camera, altrettante in Regione, oggi lei è soprattutto il fratello maggiore di Luca, candidato sindaco del centrodestra. Possiamo sapere quando ha saputo di questa candidatura?

«Penso di essere stato uno degli ultimi a sapere che c'era questa ipotesi. Luca ha lavorato da solo, su proposte che gli stavano arrivando da più parti, e dopo alcuni giorni me ne ha parlato».

La sua reazione qual è stata? Ha prevalso la preoccupazione di chi conosce la politica, o l'entusiasmo?

«A parte la sorpresa iniziale l'ho presa con entusiasmo, da settimane giravano nomi di candidati civici e lui raccoglieva e raccoglie le caratteristiche giuste. Fa il medico, ha una proiezione verso gli altri e le famiglie. Inoltre da 14 anni è responsabile di un presidio importante, per il contrasto di uno dei mali dei nostri tempi, il bullismo. Questo suo incarico va molto oltre la politica, tanto che è sempre stato rinnovato da tutti. È un impegno verso le fragilità, a maggior ragione oggi con gli effetti del Covid. E Luca fin da subito è stato in trincea aprendo un reparto Covid per adulti».

E con la politica, Luca che approccio ha?

«Da elettore. Certo, ha seguito l'iter parlamentare della legge contro il bullismo, passata credo all'unanimità. E il suo reparto è stato visitato da politici di tutti gli schieramenti, da Leu a Fdi, è un reparto modello».

Lei è il politico di casa. Il suo percorso...

«Tenuto conto che il tema è Luca, l'idea di un passaggio di testimone, con una ventata di energia, non mi dispiace. Io sono sempre stato appassionato alla politica e ho avuto la fortuna di essere eletto a più riprese. A un certo punto ho fatto una scelta, immaginando un'area dei moderati, nel 2018, Così non è stato, e ho smesso di fare attività politica. Non lo rifarei».

Com'era la vostra famiglia?

«Io sono nato in Sicilia ma dall'accento si capisce che ho sempre vissuto qui, dove sono nati i miei fratelli. Luca è il secondo di tre. Una famiglia piccolo borghese, di formazione cattolica, credente, storicamente dc, ma nessuno ha mai fatto politica prima di me o militato nei partiti. Una tipica famiglia degli anni Sessanta, salita per avere la possibilità di realizzarsi e trovare spazio, coi figli».

E ci è riuscita.

«Milano offre tante opportunità, è stata costruita così e anche oggi può contare sull'energia di tanti, arrivati con la voglia di lavorare e creare ricchezza».

Com'era Luca da bambino?

«Fra noi corrono quattro anni. Era tranquillo, era quello di mezzo, più in sintonia col piccolo, con cui ha 2 anni di differenza. Luca aveva 10 in condotta, andava bene a scuola, è andato all'estero a fare parte dell'università negli Usa».

Era il più bravo a scuola? E di indole, che uomo è?

«Sicuramente lo era. É un uomo che ascolta, quando fa il pediatra devi ascoltare più persone, essere paziente. Ma è anche una persona diretta. Io userei il politichese, lui è più diretto».

In campagna ci saranno momenti di durezza, uno forse c'è stato già con la storia della pistola.

«Ha provato amarezza per quella cosa. Per lui la campagna dev'essere trasparente, rispettosa. Luca non è abituato ai colpi sotto la cintura, non lo farebbe, non è il tipo che va sul personale. Il suo punto di vista è ciò che vede e ciò che vedono le persone che incontra».

Lei cosa vede?

«Io da poco abito in zona stazione Centrale, la mia compagna e la bambina sono in una situazione più difficile, anche nel pomeriggio alcuni che si avvicinano ci sono. Non possiamo dire che il tema sicurezza non ci sia. Si tratta della possibilità di camminare sereni. Anche per attrarre investimenti, devi dare certezze».

Gli darà consigli? Parteciperà in qualche modo?

«Se me lo chiede darò una mano, ma sta facendo una campagna da civico, parlando con persone e categorie e lavorando coi partiti che hanno condiviso la scelta. Lo ha colpito che il sindaco e altri siano rimasti sorpresi dal fatto che abbia detto di voler continuare fare il medico. Prima dicono che la politica non dev'essere un lavoro...Se fosse eletto certo lascerà, ma Luca ha salvato vite umane. Sarà sempre un medico».

Cosa gli augura?

«Da fratello, gli faccio il mio in bocca al lupo, che possa avere cura di questa città che deve rinascere. E se vince Milano, vince l'Italia.

A lui ho detto: Hai un grande onore, e un grande onere», quello che anche io ho provato da eletto per la prima volta. Sarà importante dare risposte agli altri. Aiutare le vite degli altri, come salvarle, è una grande soddisfazione».

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