Beslan, la Corte europea condanna la Russia a 13 anni dalla strage

La Corte europea dei diritti dell'uomo condanna Mosca a risarcire con 3 milioni di euro le vittime di Beslan: "Ha commesso gravi errori". Il Cremlino: "Ricorreremo in appello"

Beslan, la Corte europea condanna la Russia a 13 anni dalla strage

È stato definito da Putin, uno dei momenti “più duri” della sua presidenza, assieme alla crisi degli ostaggi al teatro Dubrovka di Mosca. Ora la Corte europea dei diritti dell'uomo, condanna la Russia a risarcire con tre milioni di euro i sopravvissuti e i familiari delle vittime del massacro di Beslan, nel nord dell’Ossezia, dove, nel 2004, un commando di terroristi ceceni prese in ostaggio più di mille persone, di cui oltre 330 persero la vita durante le operazioni per la liberazione.

In una sentenza, la Corte europea dei diritti dell'uomo, accogliendo il ricorso di 409 persone, tra ostaggi sopravvissuti alla strage e parenti delle vittime, ha stabilito che la Russia commise “gravi errori” nella "preparazione e nel controllo dell'operazione di sicurezza", facendo “un uso indiscriminato e sproporzionato della forza”, nell’assalto per liberare gli ostaggi dei terroristi. Secondo la Corte, infatti, "le autorità disponevano di sufficienti informazioni precise circa un attacco terroristico previsto nella regione contro una struttura di insegnamento". "Tuttavia, non hanno preso sufficienti misure per impedire ai terroristi di incontrarsi e preparare l'attacco, o impedire i loro spostamenti il giorno dell'attacco”, si legge nella motivazione della sentenza. “La sicurezza non è stata rafforzata nella scuola e né il suo personale né il pubblico sono stati messi al corrente delle minacce". Per questo, Mosca dovrà rimborsare i ricorrenti con tre milioni di euro di danni morali.

Il primo settembre del 2004 un gruppo di terroristi islamici ceceni fece irruzione nella Scuola n.1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, mentre nel cortile era in corso una cerimonia per festeggiare il primo giorno di scuola. I terroristi raggrupparono gli ostaggi e spinsero più di mille persone dentro la palestra, compresi i bambini, alcuni molto piccoli. Gli ostaggi rimasero nella palestra per tre giorni senza acqua né cibo, fino a quando è iniziata l’operazione delle forze russe per liberarli. Mentre le forze speciali di Mosca irrompevano nella Scuola n.1 con le granate e i lanciafiamme, i terroristi fecero saltare in aria gli esplosivi che avevano disseminato ovunque, attaccandoli con lo scotch persino nei canestri della palestra. Morirono 334 persone, di cui 186 bambini. Una ferita difficile da rimarginare, che dopo 13 anni si apre di nuovo.

Dura la reazione del Cremlino alla sentenza.

"Per un paese che è stato attaccato diverse volte dai terroristi, tali dichiarazioni sono assolutamente inaccettabili", ha detto il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrj Peskov. Mosca ha, quindi, annunciato che prenderà in considerazione tutte “le azioni legali necessarie" e che presenterà ricorso in appello contro la sentenza della Corte di Strasburgo.

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