Linea dura della May: "Carcere per chi clicca su siti jihadisti"

La riforma anti-terrorismo disposta dal governo May è stata subito bollata dalle Nazioni Unite come “eccessivamente repressiva”

Linea dura della May: "Carcere per chi clicca su siti jihadisti"

Il governo britannico ha di recente varato una “stretta anti-jihadismo”. Le nuove regole mirano in particolare a contrastare la diffusione della “propaganda fondamentalista” tramite Internet.

In questi giorni è stato infatti approvato dal parlamento di Londra, su iniziativa dell’esecutivo May, il Counter-Terrorism and Border Security Act. Il provvedimento in questione criminalizza persino chi semplicemente “clicca” su pagine web contenenti “slogan a favore dell’estremismo islamico”. Con la recente riforma, chiunque si azzarderà anche solo a “visualizzare” documenti o filmati inneggianti al jihadismo verrà condannato a “15 anni di carcere”. In base alla normativa previgente, giudicata dal governo “troppo blanda”, era invece sanzionato esclusivamente chi “scaricava” i contenuti in questione.

Le nuove disposizioni sono state presentate dal ministro dell’Interno Sajid Javid come “necessarie a prevenire la radicalizzazione attraverso Internet dei cittadini britannici”. L’esponente tory ha quindi accusato l’Isis e Al Qaida di avere ormai “inquinato il web” infiltrando nelle piattaforme social “migliaia di file propagandistici”. Di conseguenza, il Counter-Terrorism and Border Security Act sarebbe, sostiene Javid, una “misura straordinaria” destinata a fronteggiare una “situazione di estrema emergenza”.

L’entrata in vigore della riforma anti-terrorismo è stata però subito bollata dalle Nazioni Unite come suscettibile di “ledere valori fondamentali quali l’indipendenza e la vivacità della rete Internet”. L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha infatti emesso un comunicato dai toni molto duri all’indirizzo delle autorità di Londra, accusate di avere introdotto regole “eccessivamente repressive” a carico degli utenti del web. Il Counter-Terrorism and Border Security Act, pur animato dall’esigenza di stroncare la diffusione del proselitismo islamista nelle piattaforme social, sarebbe, a detta dell’organizzazione internazionale, “irrimediabilmente carente del requisito della proporzionalità”.

Alle osservazioni avanzate dalle Nazioni Unite ha prontamente replicato Javid, il quale, pur

promettendo di emendare il provvedimento dagli aspetti “maggiormente controversi”, ha ribadito il “sacrosanto diritto” dell’esecutivo del Regno Unito di “premunirsi contro l’aggressione jihadista”.

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