Trump vince anche in Nevada, terzo Stato consecutivo

Donald Trump vince i caucus del Nevada aggiucandosi la terza vittoria consecutiva nella corsa per la nomination repubblicana. Al secondo posto Rubio, davanti a Cruz

Trump vince anche in Nevada, terzo Stato consecutivo

Tre di fila. Dopo il New Hampshire e il South Carolina Donald Trump porta a casa anche il Nevada con il 45,9% delle preferenze. Un risultato a valanga, visto che gli avversari più vicini sono sotto di 20 punti. Al secondo posto Marco Rubio (23,9%) che supera Ted Cruz (21,4%). Molto più distanziati, e ormai fuori dai giochi, Ben Carson (4,8%) e John Kasich (3,6%).

Un caucus caotico quello repubblicano in Nevada, caratterizzato da una serie di irregolarità tra persone che hanno votato due volte e scrutatori, tenuti a rimanere neutrali, che sfoggiavano magliette con i nomi dei candidati. In diversi casi sono stati denunciati errori nella registrazione dei votanti e mancati controlli, mentre l'affluenza, contrariamente alle attese, è risultata particolarmente alta. Ma il Comitato nazionale repubblicano fa sapere che il voto si è svolto regolarmente.

Resta aperta la lotta per contendere lo scettro a Trump: lotta durissima tra i due senatori di origini cubane, Ted Cruz e Marco Rubio, gradito dall'establishment. Sono molto diversi, uno porta avanti la "rivoluzione" dei Tea Party, l'altro, invece, incarna le posizioni "moderate". Solo una cosa li accomuna: la ferma volontà di mandare a casa il tycoon newyorchese. Se il risultato del Nevada dal punto di vista numerico era ininfluente (si assegnavano solo 30 delegati, per giunta in modo proporzionale), la tappa era molto importante in vista del Super Tuesday del primo marzo, quando si voterà in 11 stati con 595 delegati in palio. In almeno dieci Trump è in vantaggio nei sondaggi. Per ottenere la nomination sono necessari 1.237 delegati su un totale di 2.472.

Sulla carta, avendo il partito dalla propria parte, tra Cruz e Rubio il favorito è il secondo: i sondaggi segnalano la sua crescita e, dopo il ritiro di Jeb Bush, è lui il nome su cui puntano i vertici del partito repubblicano. Rubio spera di portare a casa i voti di Bush e gli farebbe molto comodo l'endorsement dell'ex governatore della Florida. Ma tra i due nelle ultime settimane i rapporti si sono rovinati. Vedremo se Bush sotterrerà l'ascia di guerra e perdonando il suo ex "delfino", gli darà il proprio sostegno ufficiale. A Rubio potrebbe arrivare un altro endorsement di peso, quello dell'ex candidato alla presidenza Mitt Romney.

Subito dopo la vittoria Trump esulta: "Ascoltando gli opinionisti, non avremmo dovuto vincere molto. Invece stiamo vincendo. I prossimi due mesi saranno fantastici e forse vinceremo". Poi fa un'analisi del voto: "Abbiamo ottenuto il 46% dei voti degli ispanici. Abbiamo vinto anche tra gli evangelici, tra i giovani, tra le persone istruite e quelle non istruite. Abbiamo vinto tutto. È stata una notte eccezionale". Poi cerca di placare le polemiche delle ultime settimane: "Amo gli ispanici e amo il Messico, ma costruiremo il muro". Trump sfrutta il discorso della vittoria anche per criticare il piano annunciato ieri da Obama per chiudere la prigione di Guantanamo: se verrà eletto presidente, promette il miliardario, non solo manterrà aperta la prigione nella base militare americana a Cuba, ma "la riempirà di brutti ceffi".

Ted Cruz, intanto, davanti ai propri sostenitori dice che non vede l'ora di "andare a casa,

nel grande Stato del Texas" (dove i sondaggi lo danno in forte vantaggio). "Il compito dei primi quattro Stati" in cui si vota nelle primarie "è ridurre la gara e far sì che gli elettori possano votare nel super martedì".

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