Dal turismo gay al cibo dalla diaspora alla cultura: i legami tra Beirut e Tel Aviv

Beirut e Tel Aviv si assomigliano. Non si tratta di un discorso politico, ma culturale

Dal turismo gay al cibo dalla diaspora alla cultura: i legami tra Beirut e Tel Aviv

L'hummus, lo yogurt, i falafel, il pane arabo trionfano sui tavoli accanto a bottiglie di ottimo vino locale. Il ristorante a picco sul mare è pieno di avventori che mangiano e fumano il narghilè. La maggioranza delle donne è senza velo, alcune lo hanno ma lasciano intravedere tutti i capelli avvolti in tessuti che potrebbero tranquillamente essere stati disegnati da Dolce e Gabbana. Guardando le onde che si infrangono sul mare nasce un dubbio, o meglio un'idea di quelle che non andrebbero mai dette se non si vuole rischiare di perdere metà dei propri amici libanesi e israeliani. Un pensiero all'apparenza provocatorio che non lascia più in pace la mente. Timidamente viene voglia di parlarne e vedere le reazioni: Beirut e Tel Aviv si assomigliano. Non si tratta di un discorso politico, ma culturale.

Di una giocosa provocazione che potrebbe nascondere qualche possibile indizio per una riflessione più profonda di quel che sembri. In fondo il cibo non è così diverso. Il Libano è la capitale mondiale dei mezzè, nessun paese mediorientale può vantare la qualità e la quantità di antipasti che ha il Libano. Qui l'hummus, la crema di melanzane e lo yogurt sono accompagnati da mille altri cibi. Anche nei ristoranti della più grande città israeliana si mangiano molto spesso falafel, hummus e kebab, tutti piatti che gli israeliani sostengono di fare benissimo grazie ai tantissimi ebrei immigrati dai paesi arabi e alla popolazione palestinese. I vini del Golan con cui i cibi vengono accompagnati vengono prodotti in montagne non molto lontane da quelle della Bekaa casa delle ottime cantine vinicole libanesi. Entrambe le città, anche se per motivi diversi, hanno un aspetto moderno in cui grattacieli avveniristici si mischiano a case inizio secolo che guardano all'Europa e abitazioni arabe più antiche. I turisti le visitano non tanto per le loro bellezze architettoniche, ma per il loro fascino. Bellezza che nasce dalle popolazioni che abitano questi luoghi più che dai monumenti che pure, qua e là, non mancano. Per convincere gli amici dall'aria sbigottita, il pensiero corre a tutti i cliché che vi sono su queste due città. I luoghi comuni, pur non essendo sempre da prendere troppo seriamente, nascondono aspetti interessanti. Per esempio è veritiera in entrambi i casi l'osservazione che sono due capitali di paesi piccoli, senza alcuna risorsa petrolifera o del sottosuolo, dalla situazione politica non sempre stabile (nel caso libanese raramente stabile) e che nonostante questi fattori siano città ricchissime grazie all'ottima istruzione e al senso degli affari. Le due capitali sono i maggiori hub finanziari dell'est mediterraneo e entrambe sono famose per loro banche, servizi assicurativi e finanziari. Anche la situazione nel mondo del commercio non è così diversa.

Uno dei luoghi comuni che si sente più spesso in giro, intelligente o stupido che sia, è che gli abitanti di Beirut o quelli di Tel Aviv abbiano un ottima cultura del commercio non lontana da quella che per secoli ha caratterizzato la via della seta. Una delle battute che spesso si sentono dire sia in Libano che Israele è che libanesi e israeliani, che in Medio Oriente non si parlano per motivi politici, sono invece amici in Africa nel settore dell'estrazione e del commercio dei diamanti. Anche nel campo tecnologico le due città hanno un background comune, amano le applicazioni internet. Se tutti conoscono la supremazia israeliana in questo settore, anche grazie alle forze armate del paese, non tutti sanno che il Libano non è cosi indietro. Per motivi di sicurezza, nei periodi più bui in cui vi erano moltissimi attentati politici, a Beirut avevano inventato un'applicazione per segnalare dove erano scoppiate le bombe e che se si era sopravvissuti. La vita notturna sfrenata è un altro ponte tra le due città che non si parlano: in entrambe si vive la notte per esorcizzare il presente. Tel Aviv è molto frequentata dai ragazzi che fanno il servizio militare o che fanno parte dell'esercito come professionisti. Giovani che si buttano a capofitto nella frenetica vita notturna, nelle discoteche e nei rave anche per dimenticare lo stress che accumulano nell'esercito. Cosi anche a Beirut se scoppia una bomba si esce la sera e si va ballare, perché la vita deve continuare. Il Libano era famoso perché le discoteche della capitale erano piene anche durante i quindici anni di guerra civile. Beirut è una delle poche città del mediterraneo dove tutte le sere si può andare a ballare fino all'alba. Ambedue sono città dal forte edonismo, dove la gente ama essere ben vestita, molto abbronzata, i ragazzi amano avere i muscoli e le donne essere magre. In entrambi i casi è vero il cliché che sono molto belli. Che Tel Aviv sia una delle mete mondiali del turismo gay è cosa nota, ma non tutti sanno che lo è in parte anche Beirut. Il Libano, pur avendo una legge che proibisce gli atti sessuali considerati impuri, norme grazie alle quali capita si puniscano anche i gay, non solo è l'unico paese arabo ad avere associazioni LGBT come Helem, che combattono per i diritti dei gay, ma ha una borghesia concentrata a Beirut assolutamente aperta sul tema dell'omosessualità. In città è pieno di locali e discoteche gay friendly o per gay. Locali che non sono affatto ghetti, ma anzi frequentati dai ragazzi al di là della propria sessualità. Tutti gli europei che arrivano in città rimangono sorpresi da come la scena gay locale sia all'altezza di quella delle più famose città europee. Un'altra somiglianza è l'esplosione negli ultimi anni delle gallerie d'arte e negozi di design. Gli appassionati della creatività umana non avranno difficoltà a passare qualche giorno visitando una galleria dopo l'altra sia a Beirut che a Tel Aviv.

Un'altra similitudine importante è il legame con la diaspora, entrambi i paesi hanno moltissimi cittadini che vivono all'estero. Il caso della repubblica dei cedri è eclatante, nel mondo esistono quasi 13 milioni di libanesi quando nel paese ne vivono solamente tre milioni e mezzo, probabilmente più di quattro milioni contando i rifugiati siriani e palestinesi. Il rapporto tra i libanesi e la diaspora è ottimi, quasi tutti i cittadini emigrati all'estero tornano per le vacanze nel paese e vi investono ingenti capitali. Un discorso simile può essere fatto per tutte le persone che nel mondo posseggono anche un passaporto israeliano o che per motivi religiosi hanno un legame con il paese. Un'altra similitudine è che entrambi hanno l'ambizione di rappresentare uno stato non a maggioranza islamica in Medio Oriente. Nel caso libanese l'idea di uno stato dei cristiani è tramontata dopo che la demografia ha portato ogni comunità (cristiana, musulmana sciita e sunnita) ad attestarsi ciascuna un trenta per cento della popolazione. Rimangono però oggi i sogni di Hezbollah di farne si uno stato islamico, ma sciita e dipendente dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Mentre in Israele la maggioranza rimane di religione ebraica, e le minoranze musulmane cristiane, ma non sono poche le tensioni e i timori sulla demografia delle varie comunità. In entrambi i paesi ancora non esiste l'istituzione laica del matrimonio e ci si può sposare solamente tra correligionari o convertendosi. Nonostante questo sia Beirut che Tel Aviv sono profondamente laiche pur essendo città in cui l'appartenenza religiosa o comunitaria è ancora molto forte.

Poche miglia di mare separano queste due splendide città del mediterraneo che per motivi politici non si parlano più, non hanno relazioni diplomatiche e a volte si odiano, ma che agli occhi di una persona irriverente sembrano due sorelle gemelle che a seguito di un litigio per un'eredità hanno interrotto ogni rapporto. Le onde che si infrangono sulla costa di Tel Aviv sono le stesse di quelle che lambiscono le rocce di Beirut.

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