Pagare tutti per pagare meno

IL COMMENTO Buone notizie per la nautica, meno buone per i furbetti. La nautica fa le pulizie di Pasqua, condanna al supplizio della croce buoni e cattivi ladroni e prova un look acqua e sapone per l’estate prossima. Dal 1° maggio, pagheranno tutti

Pagare tutti per pagare meno

Buone notizie per la nautica, meno buone per i furbetti. La nautica fa le pulizie di Pasqua, condanna al supplizio della croce buoni e cattivi ladroni e prova un look tutto acqua e sapone per l’estate prossima. Da oggi, anzi dal 1° maggio, pagheranno tutti. Sia chi batte bandiera italiana sia chi naviga con bandiera straniera (ma con residenza in Italia). E si pagherà di meno. Logica e buon senso a volte tornano. Era ora! Tuttavia siamo convinti che il putiferio esploso nella fatidica serata del 6 dicembre - quella del cosiddetto «Salva Italia» - avrebbero potuto risparmiarcelo. La retromarcia del governo dimostra che la soluzione più saggia - «di equità» per dirla con il professor Monti - era l’uovo di Colombo.

Vale a dire: un prelievo sul bene, senza costi per l’erario, strettamente legato alla proprietà dell’unità da diporto e non al suo stazionamento in un porto italiano. Con un doppio risultato: platea contributiva più ampia e furbetti spalle al muro. Intanto, risolto un problema ne abbiamo un altro, e non di poco conto. Che è il seguente: sono almeno 27mila le barche che hanno già lasciato i porti italiani e che hanno stipulato contratti per l’ormeggio all’estero. Torneranno? Difficile dirlo. Di sicuro dovranno pagare la tassa annuale sulla proprietà.

Innegabile, tuttavia, come la correzione di rotta in extremis, pur importante per la salvaguardia dell’occupazione e degli investimenti nella filiera nautica, non basti. I danni generati dalla grande fuga tra gennaio e febbraio sono ingenti, valutati dagli esperti tra 1,5 e 2 miliardi di euro. Occorre riparare questi danni, in fretta - la stagione è alle porte - rincorrendo e sostenendo con convinzione strumenti di sviluppo efficaci.

Va riconosciuto, a questo punto, come la strategia di Ucina-Confindustria Nautica, ben supportata anche da altre associazioni, sia risultata vincente. Una strategia, quella di Anton Francesco Albertoni, fatta di diplomazia a tutto campo, ma anche di coraggiosa fermezza nel complesso dialogo con le Istituzioni. Una partita a scacchi perfetta la sua, a conclusione della quale anche lo Stato porta a casa un pingue bottino. Senza dimenticare che dietro le quinte si sono mossi al meglio, con competenza e argomentazioni convincenti, gli «amici» della Nautica: dal senatore Luigi Grillo, presidente dell’VIII Commissione di Palazzo Madama, al suo collega Cesare Cursi, presidente della X Commissione, fino ai senatori Musso e Ranucci. Un lavoro eccellente il loro, che insieme con quello dei rispettivi staff ha prodotto risultati insperati.

Dicevamo della stagione alle porte.

Sarà un’altra estate «calda»? Dopo i blitz di Cortina, Courmayeur, Sanremo eccetera, c’è da aspettarsi l’ennesima «battaglia» navale? Il buon senso direbbe di no. A patto che i ladri smettano di rubare e le guardie usino la tecnologia per stanare gli irriducibili. Sarebbe il trionfo della civiltà.

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