Il Palazzo si "regala" casa coi mutui a prezzi stracciati

Le banche garantiscono tassi agevolati per gli acquisti immobiliari dei leader politici. E Fassino raddoppia: rate fino a 83 anni

Il Palazzo si "regala" casa 
coi mutui a prezzi stracciati

Milano - Problema: mutuo immobiliare. Soluzione: se sei un Pinco Pallino qualunque vale la dura legge del mercato globalizzato, se fai parte della «casta» ci mettiamo d’accordo. La nostra nomenklatura politica può contare, oltre che su molti privilegi che si è lei stessa assegnata, anche sulla fiducia incondizionata dei banchieri italiani.
Lo attesta il quotidiano economico Italia Oggi, che nell’edizione di ieri pubblica un’inchiesta sui rapporti fra alcuni «pezzi da novanta» del Palazzo come Piero Fassino, Fausto Bertinotti e Lorenzo Cesa e alcuni istituti di credito come Monte dei Paschi di Siena, Banca nazionale del lavoro e Banco di Napoli. L’oggetto di quei rapporti è il mutuo, fondiario o ipotecario, ottenuto dai politici a condizioni vantaggiose. Ma davvero, non ai tassi delle pubblicità che sono vantaggiosi per i finanziatori.

Per esempio, Piero Fassino, segretario dei Ds, nel 1999 accese presso il Banco di Napoli un mutuo decennale per acquistare un’abitazione nel centro di Roma. L’importo era di 600 milioni di lire (poi ribassato a 500), il tasso era «pari all’Euribor a 6 mesi a valere dal 50% rilevato il primo giorno lavorativo del semestre di maturazione degli interessi, arrotondato allo 0,05% superiore, maggiorato di uno spread semestrale di punti 0,40 calcolato sul residuo capitale all’inizio di ciascun semestre di riferimento». Secondo il quotidiano economico, nel 1999 la migliore offerta di mercato per mutui decennali variabili prevedeva tassi pari all’Euribor maggiorato di uno spread 0,75 punti ma quasi tutte le banche chiedevano uno spread superiore a 2 punti.

Un analogo trattamento di favore i coniugi Fassino lo hanno avuto anche quando, qualche anno più tardi, hanno deciso di comprare casa in Maremma, fra le vigne del Morellino, e hanno chiesto un finanziamento al Monte dei Paschi di Siena. Condizioni non molto dissimili da quella dei Fassino hanno ottenuto anche il vicepremier Massimo D’Alema, i familiari di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori e ministro delle Infrastrutture, Rosy Bindi, candidata alla guida del Partito democratico e ministro della Famiglia, Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, Mario Baccini, vicepresidente udc del Senato, Flavia Prisco, moglie del futuro leader del Partito democratico Walter Veltroni, e Gabriella Fagno, consorte del presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Le «controparti» dei politici sono Bnl, Monte dei Paschi, Carige e Banco di Napoli. Le condizioni «strappate» dagli esponenti della nomenklatura bisognosi di mutuo, garantisce Italia Oggi, «assai più favorevoli di quelle reperibili da un comune cittadino». Quindi, i fortunati della «casta» non solo hanno avuto il vantaggio, quando erano inquilini, di pagare per anni un canone di affitto ben lontano da quello di mercato e in seguito hanno avuto la possibilità di acquistare immobili di pregio con sconti che in qualche caso (come quello di Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl) hanno superato l’80%. Ma hanno ottenuto anche finanziamenti opportunamente personalizzati con tassi «un punto medio meno di quelli di mercato».

Poi nella casta ci sono i fuoriclasse, tipo di Di Pietro e Mastella, acerrimi nemici - pare - ma entrambi padri di famiglia senza dubbio commendevoli. Anche l’ex pm simbolo di Mani pulite, come il Guardasigilli, ha consigliato ai suoi figli di costituire una società per comprare immobili da concedere poi in affitto al partito.

Il primo a sottolineare che dall’inchiesta di Italia Oggi «è venuto fuori quel che era immaginabile» è lo stesso direttore del quotidiano, Franco Bechis, che scrive «la casta si tiene su così, per interessi intrecciati che vanno ben al di là dei suoi confini».

D’altra parte, gli istituti di credito del nostro Paese sono o non sono gli eredi di quei banchieri fiorentini e genovesi che nel Quattordicesimo e nel Quindicesimo secolo prestavano soldi ai sovrani di tutta Europa senza star lì a guardare il centesimo? Convinti, i banchieri s’intende, che di norma «chi più spende meno spende», certi che gli investimenti sul potere sarebbero stati, in un modo o nell’altro, profittevoli.

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