Le medaglie, le accuse, il doping: la storia di Alex Schwazer su Netflix

Il racconto senza filtri su ascesa, caduta e ricerca di redenzione di un atleta sullo sfondo di un’intricata vicenda sportiva e giudiziaria

Le medaglie, le accuse, il doping: la storia di Alex Schwazer su Netflix

Dalla medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2008 al doping e ai processi, un intrigo internazionale non privo di colpi di scena. Quella di Alex Schwazer è un’intricata vicenda sportiva e giudiziaria, ora il racconto su ascesa, caduta e ricerca di redenzione dell’atleta di Vipiteno è al centro della docuserie “Il caso Alex Schwazer”. Prodotta da Indigo Stories, sarà disponibile su Netflix a partire dal 13 aprile in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. “Sarebbe stato meglio arrivare quinto ma dopato, che rivincere pulito. Dovevo doparmi”, uno dei passaggi della lunga testimonianza di Alex Schwazer ai microfoni di Massimo Cappello: le premesse sono a dir poco esplosive.

Il caso Alex Schwazer - locandina

I successi e la positività choc

Appassionato di atletica leggera da giovanissimo, Alex Schwazer inizia a vincere le prime medaglie di spessore nel 2005, con il trionfo ai Campionati italiani nella gara dei 50 km e il bronzo ai Mondiali di Helsinki del 2005 e a quelli di Osaka del 2007. La svolta arriva ai Giochi olimpici di Pechino 2008, dove con la sua pettorina 0816 vince il titolo nella 50 km e firma il nuovo record olimpico della specialità. “Volevo vincere perché me lo merito, perché sono uno che non imbroglia”, la sua gioia a bordo gara.

Il caso Alex Schwazer

Tutto cambia il 6 agosto del 2012: viene annunciata la positività dell’atleta di Vipiteno all'eritropoietina ricombinante in un controllo antidoping a sorpresa effettuato dall'Agenzia mondiale antidoping. La squalifica è pesante: escluso dalle competizioni fino al 2016. Lo scandalo mediatico è pesante da sopportare, tra accuse e interviste al veleno. A complicare ulteriormente le cose è la rottura con Carolina Kostner, coinvolta nella vicenda con l’accusa di averlo aiutato a sottrarsi a un controllo anti-doping.

Il ritorno e l'enigma della seconda positività

“Torno solo se mi allena Sandro Donati”, promette Alex Schwazer. Il ricongiungimento con il suo storico allenatore dà nuova linfa all’atleta, pronto a tutto pur di partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Un’unica certezza: mai più doping. Un obiettivo confermato dalla presenza al suo fianco di uno staff di esperti attivi nella lotta contro le sostanze illecite. Ma non solo: Alex denuncia, mettendosi contro i pezzi grossi del mondo dell’atletica.

Il caso Alex Schwazer 3

A un anno dal suo rientro, la nuova positività: il 21 giugno 2016 viene diffusa la notizia della nuova positività di un campione di urine prelevato il 1° gennaio, risultato negativo a una prima analisi standard. Presenti metaboliti di testosterone, secondo gli esperti. Alex Schwazer e il suo staff non hanno dubbi, non si tratta di doping.“Le accuse sono false e mostruose”, il j’accuse dell’atleta, come testimoniato dalle presunte incongruenze nel controllo antidoping.

L’8 agosto 2016 Schwazer viene squalificato per 8 anni. Ma lo sportivo, affiancato dal suo team, non smette di lottare per la verità, confermando la tesi della manipolazione.

Per quanto riguarda il procedimento penale, il 18 febbraio 2021 arriva l’archiviazione per“non aver commesso il fatto” ritenendo"accertato con alto grado di credibilità razionale" che i campioni di urina"siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati". Conclusioni fortemente osteggiate dall’Agenzia mondiale antidoping. Nessuna novità invece sulla squalifica, ancora in corso.

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