
Di questi tempi l’amministrazione americana non solo si allontana dall’Europa ma sembra anche temere le sue iniziative. La conclusione, non sempre così evidente, arriva dagli ultimi resoconti sullo stato delle relazioni tra Washington e i Paesi europei pubblicati da diversi media internazionali. A preoccupare la Casa Bianca sarebbe in particolare il piano di riarmo annunciato di recente da Bruxelles che intende fare affidamento sulle imprese europee della difesa e potrebbe tagliare fuori i produttori americani.
Un’”alta fonte” del Vecchio Continente ha infatti affermato all’agenzia britannica Reuters che gli Usa “sono sconvolti per ReArm e per l’esclusione degli Stati Uniti”. Il riferimento è al piano proposto dalla Commissione Europea che dovrebbe consentire ai Paesi membri di aumentare le spese per la difesa fino a 800 miliardi di euro puntando prevalentemente su fornitori locali.
La vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen ha provato a gettare acqua sul fuoco dichiarando al Corriere della Sera che “nella nostra strategia per l’industria della difesa abbiamo già detto che nel 2030 dovremmo avere una base industriale tale da poter acquistare il 50% dai mercati europei” aggiungendo che “in futuro continueremo ad acquistare anche al di fuori dell’Ue. Quindi, questo non è contro gli Stati Uniti”.
Rassicurazioni che non hanno convinto gli americani. Funzionari Usa hanno già contattato nelle scorse settimane i partner del Vecchio Continente per chiedere loro di continuare a comprare armi prodotte negli States. Un messaggio trasmesso di persona dal segretario di Stato Marco Rubio che il 25 marzo ha affrontato la questione nel corso di un incontro con i ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania ribadendo che gli Stati Uniti vogliono continuare a partecipare agli appalti pubblici della difesa dei Paesi dell'Ue. Secondo un paio di fonti, il capo della diplomazia dell’amministrazione repubblicana avrebbe inoltre dichiarato che qualsiasi esclusione americana dalle gare d’appalto europee sarebbe vista “negativamente” da Washington.
Un portavoce del dipartimento di Stato ha affermato che il presidente Trump “accoglie con favore” gli sforzi degli alleati europei “di rafforzare le loro capacità di difesa e di assumersi la responsabilità per la propria sicurezza” ma ha messo in guardia dal creare nuove barriere che potrebbero tagliare fuori le aziende statunitensi dai progetti europei per la difesa.
Lo stesso Rubio dovrebbe tornare sull’argomento nelle prossime ore durante il vertice Nato a Bruxelles dei rappresentanti degli Esteri dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Intanto, un funzionario della difesa europeo ha dichiarato a Newsweek che c’è “una certa esitazione” nell’abbandonare del tutto l’acquisto di armi dagli Stati Uniti ma c’è anche una propensione a comprare alternative europee “ove possibile” e a trattare gli appalti “caso per caso”.
La fonte citata dal settimanale Usa ha fatto l’esempio del sistema di difesa aerea IRIS-T sostenendo che esso ha funzionato “in modo abbastanza convincente” in Ucraina e pertanto potrebbe rappresentare una valida alternativa al sistema antiaereo Patriot, prodotto negli States. Un altro funzionario del Vecchio Continente ha comunque precisato che, quando si cercano rimpiazzi, “non tutto è sostituibile”.
Significativo è il fatto che, nonostante tali considerazioni, a marzo il presidente francese Emmanuel Macron abbia detto pubblicamente di voler convincere i partner d'Euorpa che si sono abituati ad aquistare armi americane ad optare per alternative legate all'Ue.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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