La profezia di Huning. America contro America

E se a Washington e a Mosca queste eminenze grigie sono più note, a Pechino restano nella penombra del potere, assorbiti dalla ferrea gerarchia della "burocrazia celeste"

La profezia di Huning. America contro America
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Hanno ragione quelli che hanno intravisto le premesse di una nuova Yalta. Nel mondo sottosopra ogni grande potenza rivendica con forza il «suo giardino di casa».

Gli Stati Uniti minacciano di annettere Groenlandia, Canada e Panama; la Russia impone le sue condizioni negli accordi di pace in Ucraina; la Cina, invece, ha lanciato esercitazioni militari intorno a Taiwan che simulerebbero un blocco dell'isola. Nulla accade per caso. Dietro ogni capo di Stato c'è un demiurgo in grado di elaborare «iperstizioni», profezie auto-avveranti. Perché il futuro, per chi ha visione strategica, è prima di tutto frutto di una narrazione. E se a Washington e a Mosca queste eminenze grigie sono più note, a Pechino restano nella penombra del potere, assorbiti dalla ferrea gerarchia della «burocrazia celeste». Eppure in questa fase di riassetto politico dell'ordine internazionale sta tornando alla ribalta un certo Wang Huning, attualmente membro della potente Commissione permanente del Politburo, il massimo organo decisionale cinese composto da sette persone (Xi Jinping incluso) che riunisce i «mandarini» più importanti del Paese.

Nato nel 1955 a Shanghai - anche se la sua famiglia è originaria dello Shandong, la strategica provincia che ha dato i natali al filosofo Confucio Wang Huning studia politica internazionale alla Fudan University e a soli trent'anni diventa professore di legge. Nel 1988 decide di viaggiare negli Stati Uniti, e ne studia il sistema politico, economico e sociale, come aveva fatto Alexis de Tocqueville un paio di secoli prima di lui. Tornato in patria nel 1991, Wang Huning pubblica un libro che sarà fondamentale per la sua carriera: America Against America, America contro America. Con precisione ricostruisce il sistema capitalistico del Paese e, soprattutto ne coglie gli effetti sul piano valoriale, intravedendo una lenta ma inesorabile disgregazione «dell'Impero statunitense».

Al contrario del Giappone, scrive Wang Huning, forgiato invece su collettivismo, altruismo, autoritarismo. Dopo la rivolta di Capitol Hill a Washington, la rivista «Bloomberg» fece notare come, nel mercato online il manoscritto in lingua cinese era arrivato a prezzi stellari - 16.600 yuan, circa 2.500 dollari - definendola una lettura «imprescindibile».

Non a caso quella pubblicazione rappresentò per Wang Huning

l'inizio dell'ascesa nel Partito Comunista Cinese che forgia con le sue teorie. Nel 1995 comincia a lavorare per il Politburo, e dal 2002 diventa la guida del Central Policy Research Office, per poi teorizzare il «neo-autoritarismo». Così il «Kissinger cinese», come è stato definito da molti, per trent'anni si è trasformato nel cervello politico degli ultimi tre leader dell'Impero del Centro: Jiang Zemin, Hu Jintao, e ora Xi Jinping appunto con il quale viaggia spesso all'estero, tanto da esserne diventato il suo principale consigliere in politica estera.

E proprio a lui, Xi Jinping ha affidato l'incarico di gestire i sensibili rapporti con Taiwan con l'obiettivo di ottenere l'unificazione «dell'isola ribelle» con la Repubblica Popolare Cinese. Un piano che, secondo l'intelligence americana, dovrebbe scattare entro il 2027. Ma come la dottrina confuciana insegna, il successo dipende dalla preparazione, e senza una tale preparazione c'è sempre il fallimento.

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