
«Si risparmiano 113 euro l'anno se sei nel mercato tutelato e vuoi andare in quello a tutele graduali, risparmiando tantissimo anche se sei nel mercato libero». Parola del leghista Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera e sindaco di Arona, che ieri ha convocato una conferenza stampa per ricordare che una soluzione-tampone contro il caro-bollette c'è già. È il suo emendamento alla legge Concorrenza che consente fino al 30 giugno prossimo ai clienti vulnerabili (Isee basso, over 75, disabili, malati, abitanti di isole non interconnesse) rimasti in maggior tutela o finiti nel mercato libero di passare al più economico servizio a tutele graduali. La platea sarebbe addirittura di 11,5 milioni di persone e il risparmio garantito. Gusmeroli ha aperto all'uopo uno sportello dedicato nel suo Comune e sollecita i suoi colleghi sindaci a fare altrettanto. In ogni caso, «lo sportello è indirizzato non solo agli aronesi ma a tutti gli aventi diritto che vorranno passare al servizio a tutele graduali», ha concluso Gusmeroli ribadendo che «questa è la politica dalla parte della gente».
Nel frattempo, il governo lavora al dl Bollette atteso venerdì in Consiglio dei ministri. Una delle ipotesi sul tavolo, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, è arrivare a un provvedimento che metta a disposizione più dei tre miliardi previsti. In teoria, il tetto massimo stilato dal Mef e dalla Ragioneria sarebbe proprio quello, ma alcuni non escludono che si possa raggiungere la soglia dei 5 miliardi per garantire una durata annuale delle misure anziché per i sei mesi previsti. I fondi, riferiscono le indiscrezioni, potrebbero giungere dalla proroga delle concessioni elettriche, passata da 40 a 20 anni, contenuta nell'ultima legge di bilancio. La rimodulazione delle concessioni è subordinata alla presentazione con un piano di investimenti che dovrà avere l'approvazione del ministero dell'Ambiente e dell'Arera. La manovra prevede infatti che l'eventuale maggiore gettito generato dalla misura sia destinato «prioritariamente alla riduzione dei costi energetici delle utenze domestiche e non domestiche».
Le ipotesi di lavoro del decreto contemplano l'ampliamento fino a 15mila euro di Isee del bacino di utenza del bonus sociale per disagio economico. Attualmente il sostegno viene concesso per 12 mesi, su una sola fornitura per ogni tipo di servizio (elettrico, gas e idrico), al cittadino o al nucleo familiare con Isee non superiore a 9.530 euro con massimo 3 figli a carico (20.000 euro quelle numerose con almeno 4 figli). Per il 2025 il bonus elettrico annuo prevede 167,90 euro per i nuclei da 1-2 componenti a salire fino a 240,90 euro per le famiglie numerose con oltre 4 componenti. Previsto un sollievo per le imprese, comprese quelle energivore. La misura costerebbe 1,5 miliardi. In particolare, si punta a recuperare 600 milioni dalle aste Ets (la tassa sulle emissioni di Co2), per sostenere le aziende energivore ma anche le pmi finora penalizzate.
Allo studio ci sarebbe anche una riduzione del differenziale tra il costo del gas sul mercato di riferimento europeo e quello sul mercato all'ingrosso italiano oltre a una norma sul rinnovo o il prolungamento delle concessioni idroelettriche. Sono i punti su cui Meloni avrebbe chiesto un intervento più incisivo.
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