Caos tracciamento e vincoli di privacy, il sistema rischia di essere inefficace

Colao: "Inutile se non arriva per fine maggio". Scaricabarile di Arcuri. Intanto è tutto fermo

Caos tracciamento e vincoli di privacy, il sistema rischia di essere inefficace

«Se l'app Immuni non arriva entro fine maggio sarà inutile averla». Le ultime parole dell'argomento sono state di Vittorio Colao, il capo della task force governativa che doveva preparare la Fase 2. Anzi, in realtà Colao un paio di settimane fa aveva perfino detto che non si sarebbe partiti senza l'app, ma poi si è arreso all'evidenza. E comunque: dopo le sue ultime parole, il silenzio. Almeno fino a ieri sera, quando il commissario straordinario Domenico Arcuri ha partecipato a un'audizione alla Camera, scaricando sui ministri dell'Innovazione e della Salute le risposte alle domande su molte delle scelte fatte fin qui: «Quello che è stato fatto per decidere la società che produrrà l'app non è stato condiviso con me. E la conservazione dei dati è affare che riguarda il dicastero del ministro Speranza. Chiedete a lui ».

Per il resto il commissario ha fatto «interpretazioni» e ha lanciato vaghe accuse alle Regioni «controllate se volete le asimmetrie nella somministrazione dei tamponi riguardo al numero di residenti. Come Paese siamo quello che ne ha fatti di più». E poi ha confessato che l'app da sola non servirà a nulla: «Sostituirà le interviste fatte dai medici finora ai malati e renderà tutto anonimo, ma senza un rapido tampone e i test sierologici tutto sarà vano. Io i presidi per i controlli li metterò a disposizione, se poi non si faranno in tempo non è colpa mia».

E allora: avere Immuni non sarà obbligatorio. Nessuno - governo compreso e soprattutto- può mettere le mani sui codici generati dal tracciamento e abbinarli a una persona specifica. Così come voluto da Google e Apple, che hanno rilasciato nuove istruzioni per gli sviluppatori ai quali il 15 maggio verrà dato il programma completo. E la strada è strettissima: nessun tipo di tracciamento delle persone, il programma di interoperabilità tra i due sistemi potrà servire solo i sistemi sanitari nazionali e per una sola app per ogni Stato e soprattutto finita l'emergenza Covid-19 la «scatola di montaggio» dell'applicazione non potrà essere usata per nessun altro scopo.

In pratica: Immuni, quando arriverà (Arcuri ha detto: «A cavallo della fine di questo mese, ma è una mia opinione personale. Chiedete ai ministri competenti»), non potrà far uscire i dati di chi è positivo se il proprietario dello smartphone non lo vuole. E quei dati serviranno solo a mandare un messaggio di allerta a chi, celato da altrettanti codici, ha incontrato il «futuro malato» nei giorni precedenti. Un sistema talmente bloccato che potrebbe alla fine non servire. E allora: che si fa?

Una soluzione rapida ed efficace ci sarebbe. Quella che voluto la regione Veneto e ha permesso di anticipare l'ondata dell'epidemia e contenerla. Si chiama Eng-DE4Bios ed è stata messa a punto da Engineering, il più grande gruppo tecnologico italiano e che lavora con realtà di tutto il mondo, partendo dai dati che sono già disponibili. In Veneto ha funzionato così: una volta accertata la positività di una persona, sono stati utilizzate tutte le informazioni che lo riguardano e che sono negli archivi della pubblica amministrazione. Indirizzo, numero elementi della famiglia convivente, posto di lavoro, numero dei colleghi, ubicazione della residenza in aree più o meno affollate, patologie pregresse. L'elaborazione ha permesso, combaciando il tutto con modelli epidemiologici sviluppati dalla regione, di prevedere le zone di maggior rischio nelle quali approntare gli interventi. E soprattutto di preparare dove servivano davvero il giusto numero di posti in terapia intensiva.

Questo sistema

potrebbe essere ancor più essenziale in Fase 2, e sarebbe disponibile per tutte le regioni in pochi giorni. Tanto che è stato proposto a livello nazionale. Ma mentre aspettiamo notizie certe dell'app, anche su questo è silenzio.

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