
Da omicida a eroe dei social a possibile condannato a morte. Rischia la pena capitale Luigi Mangione, il giovane italo-americano di 26 anni in carcere per l'uccisione dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuta lo scorso 4 dicembre, davanti a un hotel di Manhattan, a New York. Rilanciando lo slogan «make America safe again», tanto caro al capo della Casa Bianca, la ministra della Giustizia Usa, Pam Bondi, anche lei italo-americana, ha annunciato di aver ordinato ai procuratori federali di chiedere la pena capitale per l'imputato, che secondo gli inquirenti ha agito con «premeditazione» e per spirito di vendetta contro le assicurazioni sanitarie di cui si reputava vittima. La richiesta è un modo «per portare avanti l'agenda del presidente Trump, che punta a fermare i crimini violenti e vuole rendere di nuovo sicura l'America», ha spiegato Bondi, a quattro mesi dall'omicidio del Ceo di UnitedHealthcare, divisione sanitaria di UnitedHealth Group, uno dei più grandi gruppi assicurativi e di servizi sanitari negli Stati Uniti.
La vita di Mangione è dunque ora a rischio, dopo l'incriminazione federale, a dicembre, per stalking e omicidio, oltre che per omicidio di primo grado con finalità di terrorismo e possesso illegali di armi da fuoco. Mangione è accusato sia a livello statale che federale. Ma se nel primo caso rischia l'ergastolo e si è dichiarato «non colpevole», nel secondo si gioca la vita e sulle accuse contro di lui finora ha fatto scena muta. «L'omicidio di Brian Thompson, un innocente padre di due figli, è stato un assassinio premeditato e a sangue freddo che ha scioccato l'America», ha spiegato la procuratrice generale, che nel suo primo giorno di incarico aveva annunciato il ripristino della pena di morte e la revoca della moratoria federale ordinata dall'amministrazione Biden nel 2021.
Mangione, ex studente modello proveniente da una famiglia benestante di Baltimora (Maryland), laureato in ingegneria, era fuggito dopo l'omicidio e catturato solo dopo una caccia all'uomo durata cinque giorni. Soffriva fin da bambino di spondilolistesi, una patologia della colonna vertebrale che lo aveva costretto a subire un'operazione chirurgica nel 2023 e gli aveva anche provocato grande rancore nei confronti del sistema sanitario statunitense. I suoi sfoghi sui social, fino all'atto finale, lo hanno reso nei mesi scorsi non solo il principale sospetto di un omicidio con poche ombre, ma anche un eroe del web, una star mondiale nel ruolo di vendicatore contro le assicurazioni sanitarie. Nel «manifesto» che gli è stato trovato addosso dopo la cattura, Mangione parlava di «parassiti che se l'erano cercata», spiegando che «gli Stati Uniti hanno il sistema sanitario più costoso al mondo, eppure siamo all'incirca al 42° posto per aspettativa di vita». Il giovane se la prendeva con United, che definiva «la più grande azienda negli Stati Uniti per capitalizzazione di mercato, dietro solo ad Apple, Google, Walmart», ma che era diventata troppo «potente», accusata di «abusare del nostro Paese per un profitto immenso».
Le sue parole hanno fatto breccia tra molti americani e non solo, tanto che una raccolta fondi per sostenere le spese dei suoi avvocati ha superato i 775mila dollari, a metà strada dall'obiettivo totale di un milione di dollari. Una campagna per Mangione ne chiede la liberazione.
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