Comune di Roma, pressing Pd: "Marino dimettiti"

Dopo lo scandalo sulle spese con la carta di credito del Comune, Marino è pronto a fare un passo indietro e dimettersi. Lasciano il vicesindaco Causi e gli assessori Esposito e Doria

Comune di Roma, pressing Pd: "Marino dimettiti"

Resistere, resiste, resistere. Ignazio Marino tiene duro: non vuole lasciare andare lo scranno più alto del Campidoglio. Sopravvissuto alla scandalo sulle multe alla sua Panda rossa, al battibecco con papa Francesco, al magna magna di Mafia Capitale e, più in generale, alla pessima gestione delle città in balia di scioperi selvaggi, micro criminalità e abusivismo, il sindaco di Roma prova a superare anche lo scandalo sulle spese pazze pagate con la carta di credito del Campidoglio. Ma quando è troppo è troppo. E persino il Pd di Matteo Renzi non è disposto a tollerare oltre. Perché, nonostante il Giubileo straordinario sia alle porte, la Capitale non può andare avanti così.

"La situazione ci porterà inevitabilmente alla fine di questa amministrazione, si è manifestato un quadro che non ci consente di andare avanti con autorevolezza - tuona l'assessore ai Trasporti Stefano Esposito - chiunque arriverà a maggio troverà una situazione molto complicata per la bonifica della macchina amministrativa". Il senatore dem non è certo l'unico a voltare le spalle al sindaco marziano. Dopo che hanno iniziato a fioccare smentite su smentite all'operazione di trasparenza sulle spese di rappresentanza, anche il vicesindaco Marco Causi e l'assessore al Turismo Luigina Di Liegro si convincono a farlo fuori. E così presentano le dimissioni. L'assessore alle Politiche sociali, Marco Rossi Doria, gliele paventa soltanto: "C'è stato un grandelavoro e quindi bisogna capire se c’è la maggioranza che sostiene questo lavoro".

Anche davanti ai suoi che gli dicono "È finita, si va a casa", Marino prova a tirare dritto forte del fatto che l'addio di tre assessori non basta a farlo cadere. Un'ostinazione che spinge il commissario del Pd romano Matteo Orfini a trovare un accordo col segretario Sel Paolo Cento per sfiduciare il chirurgo. "Marino deve prendere atto di una situazione ormai non più sostenibile - spiega Cento - altrimenti andremo in consiglio comunale. E quando c’è un voto di sfiducia in democrazia la giunta sfiduciata ovviamente dovrà dimettersi".

Ma nemmeno l'ultimatum dei partiti che lo sostengono sembra scalfire Marino. A chi lo vuole fuori dal Campidoglio continua a ripetere: "Non ho intenzione di dimettermi".

Ma alla fine Marino ha capitolato e ha presentato le sue dimissioni.

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