Confindustria attacca i sindacati. Poi l'affondo su Orlando

Bonomi affonda contro Orlando: "Pensa di colpire con un decreto le imprese sull'onda dell'emotività di due o tre casi"

Confindustria attacca i sindacati. Poi l'affondo su Orlando

Dopo la proposta di obbligo vaccinale da imporre per legge a tutti gli italiani, espressamente richiesta dalla Cisl durante la giornata di ieri, il palco del Meeting di Rimini ha accolto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che in modo molto diretto ha attaccato i sindacati ed il ministro del Lavoro.

La prima preoccupazione espressa dal presidente è quella relativa al potenziale rallentamento delle riforme che inizierebbe ad intravedersi in concomitanza con le elezioni amministrative. "Sono molto preoccupato che in autunno l'attenzione del governo sulle riforme venga rallentata", ha dichiarato Bonomi, il quale si è detto in ansia per il fatto che le rivalità politiche, che inevitabilmente riemergeranno in occasione della chiamata alle urne, possano destabilizzare ulteriormente l'eterogenea e litigiosa maggioranza che supporta il governo Draghi."Temo l'azione dell'esecutivo possa venire fermata ma non ce lo possiamo permettere per impegni presi in Europa sul Pnrr e perchè è un'occasione storica che non possiamo fallire se vogliamo creare stato moderno, efficiente e inclusivo", ha proseguito.

La crescita nel 2021 di cui tutti parlano è fittizia, ha spiegato Bonomi. Se mai dovesse esserci un ritorno economico a fasi pre-Covid ciò non avverrà prima della fine del 2022, e comunque saremo "ancora 4 punti di Pil sotto il 2008. Di strada da fare questo Paese ne ha ancora tanta". E Draghi? Bene con la campagna vaccinale, ma ora si preoccupi di "portare avanti le riforme".

Green pass obbligatorio a lavoro

Per quanto riguarda il certificato verde da imporre in azienza, il presidente di Confindustria si dice ancora una volta favorevole."Il Paese ha bisogno di noi: dobbiamo dare una risposta concreta", spiega Bonomi. "Abbiamo fatto gli accordi nel momento più difficile del Paese, con la pandemia. Ero convinto che si riuscisse ancora oggi a trovare insieme delle soluzioni per garantire la sicurezza di tutti. Purtroppo non è stato così e mi dispiace. Ma sono ancora disponibile, lo ero ieri e lo sono ancora oggi". Non sono tutti d'accordo? Pazienza, meglio pochi ma buoni, spiega Bonomi: "Dobbiamo dare una risposta a coloro che sono nelle nostre aziende, siamo una comunità. Abbiamo una responsabilità al di là delle tessere, degli associati, perchè è nostro dovere. Anche in Confindustria probabilmente non tutti gli associati sono d'accordo, ma io ho una responsabilità. Preferisco un associato in meno, ma fare quello che serve al Paese".

E per quanto riguarda l'imposizione dell'inoculazione del siero agli italiani?"Troppo facile rimandare la lattina alla politica", commenta, riferendosi evidentemente a quanto espresso ieri da Cisl. "C'è una differenza di posizione all'intento dei partiti che difficilmente ci fa pensare che nel breve si possa arrivare a una legge".

L'affondo contro i sindacati

Cogliendo la palla al balzo, il leader di Confindustria ha poi affondato contro i sindacati, responsabili, a suo parere, della situazione di stallo."Sono rimasto colpito di fronte alla possibilità di sedersi a un tavolo e dare una via al Paese" per "rispondere alle due grandi incognite: la salute e le riforme. Abbiamo fallito e mi ci metto anche io anche ma i sindacati hanno fatto un grande errore. Potevamo costruire quello che i nostri padri hanno fatto con la polio, non abbiamo tempo da perdere".

Dall'alto del palco di Rimini Bonomi ricorda il "grande errore" dei sindacati, quello principalmente di non sedersi ad un tavolo per aggiornare i protocolli per il lavoro redatti lo scorso anno con lo scopo, almeno in teoria, di favorire la ripresa nel dopo Covid.

L'attacco a Orlando

Bonomi recapita un messaggio anche al ministro del Lavoro. "L'industria manifatturiera ha tenuto insieme il Paese. Tutti pensavano ad un crollo e invece ha retto. Quindi ci vorrebbe un'attenzione verso questo asset importante e quindi lo dovrei proteggere e in questo Paese non avviene.

Il ministro Orlando, insieme al sottosegretario Todde, pensa di colpire con un decreto le imprese sull'onda dell'emotività di due o tre casi che hanno ben altre origini e su cui dobbiamo intervenire. Loro", conclude Bonomi, "che hanno delle idee, a morire se ci hanno contattato per confrontarsi".

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