
«Deriva autoritaria». «Repressione del dissenso». «Golpe burocratico». Sono queste le principali accuse delle opposizioni e della sinistra antagonista rivolte al governo che ha deciso di trasformare il ddl Sicurezza in decreto legge.
Una scelta che, secondo le opposizioni, è una «forzatura» che umilierebbe il Parlamento, ma in realtà, come spiega Domenico Pianese, segretario del sindacato di Polizia Coisp, la decretazione d'urgenza è necessaria: «Non è un decreto inutile, anzi: in Italia nel 2024 è stato ferito quasi un agente al giorno soltanto nelle manifestazioni di ordine pubblico. E ci troviamo di fronte a un'escalation di violenza tra aggressioni, resistenza, danneggiamenti: chi lo nega dice - nega la realtà». I dati del Viminale parlano chiaro: 273 membri delle forze di polizia feriti, un numero decisamente superiore (+127,5%) rispetto ai 120 dell'anno precedente. Il tutto in un 2024 in cui si sono svolte 12.302 manifestazioni, perlopiù di carattere sindacale o in nome della pace. In questo contesto parlare di «deriva autoritaria» sembra una vera e propria fake-news. «Il dissenso non viene toccato, vengono solo protetti coloro che consentono a tutti, specialmente a chi protesta, di farlo in sicurezza», spiega ancora Pianese che ritiene «assurdo che si continui a criminalizzare gli agenti, dipinti come una minaccia quando invece sono il baluardo della democrazia».
Ma non solo. Per il capogruppo di Avs in Senato Peppe De Cristofaro, il decreto «introduce misure gravi e discriminatorie contro migranti, attivisti, donne in difficoltà e chi vive in condizioni di marginalità». In realtà, i dati del Garante dei Detenuti del Lazio, ci dicono che già oggi i detenuti stranieri rappresentano il 31,6% della popolazione carceraria italiana. «Non stiamo parlando di etnie, ma di reati. Nessuno discrimina nessuno, ma negare che esista un problema di gestione della criminalità straniera è da irresponsabili» continua Pianese.
Lo scontro politico, poi, negli ultimi mesi si è concentrato soprattutto sul cosiddetto «scudo penale» che, alla fine, non è neppure presente nella versione finale del decreto legge. «In ogni caso, non abbiamo mai chiesto che gli agenti siano al di sopra della legge, chiediamo solo che non vengano automaticamente iscritti nel registro degli indagati ogni volta che fanno il loro dovere. Il meccanismo dell'atto dovuto ha trasformato ogni intervento operativo in un potenziale caso giudiziario anche quando è tutto legittimo. Questa non è giustizia, è paralisi», chiarisce ancora il responsabile del Coisp. Il decreto non limita libertà, non reprime diritti, non crea scorciatoie, «ma assicura Pianese - dà strumenti a chi rischia ogni giorno la pelle e garantisce sicurezza reale ai cittadini. È un provvedimento di responsabilità, non di paura». Il decreto, infine, non cambia in alcun modo le norme sul porto d'armi. «La legislazione italiana resta tra le più restrittive d'Europa. Nessuna liberalizzazione, nessuna svolta americana. Ma anche su questo come sempre c'è chi preferisce agitare fantasmi invece di leggere le carte.
Basti pensare che su oltre 1,1 milioni di licenze attive in Italia, solo 12.008 riguardano il porto d'armi per difesa personale: un dato che conferma quanto la normativa italiana sia già tra le più rigide d'Europa e lontana da qualsiasi ipotesi di liberalizzazione».
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