Ereditiera uccisa in casa con un manubrio. Assolto il figlio per "vizio totale di mente"

Affetto da schizofrenia paranoide. Il legale: "La vittima è lui"

Ereditiera uccisa in casa con un manubrio. Assolto il figlio per "vizio totale di mente"
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Assolto per vizio totale di mente. Così ha deciso ieri la Corte d'assise di Milano, presieduta dal giudice Alessandra Bertoja, per Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, imputato per l'omicidio della madre Fiorenza Rancilio. L'assoluzione per incapacità di intendere e volere, e quindi la non punibilità, era stata chiesta sia dal pm Ilaria Perinu sia dal difensore del 36enne, l'avvocato Francesco Isolabella.

I giudici hanno disposto per il figlio della vittima la misura di sicurezza di dieci anni in una Rems, l'imputato si trova attualmente in quella di Castiglione delle Stiviere e da lì, in collegamento video, ha seguito l'udienza. L'omicidio è avvenuto il 23 dicembre 2023 nella casa di Fiorenza Rancilio, 73 anni, in via Crocefisso, pieno centro di Milano. La donna era l'erede di una famiglia di immobiliaristi molto facoltosa. Suo fratello Augusto è stato rapito dalla 'ndrangheta nel 1978, a 26 anni, e non è mai tornato a casa. Guido Rancilio ha colpito la madre con un manubrio da palestra. Poi è stato trovato dai carabinieri accanto al corpo in stato confusionale. Il legale dell'uomo ieri ha ripercorso il passato recente del 36enne, malato di schizofrenia paranoide, il suo «difficile rapporto» con la madre, il fatto che lei non avesse compreso «la gravità della malattia del figlio». Ha aggiunto: «Quello che è successo è stato determinato dalla rabbia e dai deliri che caratterizzano anche oggi la sua patologia». Ancora: «La vittima principale è Guido, che ha soppresso l'unica persona che gli voleva bene». L'avvocato Isolabella ha parlato di una famiglia che aveva i mezzi, ma non ha curato nel modo giusto Guido, poi ha ricostruito che l'uomo ha colpito la madre dopo averla soffocata, «per non farla soffrire», e dopo averle coperto il viso con un asciugamano, «in un misto di grande rabbia e dolcezza». Perché l'ha colpita con il peso? «Per impedire - ha spiegato l'imputato al proprio difensore - che qualcuno portasse via il suo cervello». Un episodio riportato come significativo dal legale, che si è rivolto al proprio assistito durante l'arringa: «Guido, scusa, non ti sto tradendo. Avevamo detto che queste cose le potevo dire...». Prima della sentenza i familiari della vittima, lo zio Ermanno Camisasca e il fratello Cesare Rancilio, con gli avvocati Salvatore Pino e Federico Cecconi, hanno revocato la costituzione di parte civile. Nella scorsa udienza i loro consulenti avevano sostenuto che la capacità di intendere del 36enne fosse «grandemente scemata, ma non esclusa». La revoca della costituzione, hanno spiegato i legali, dimostra che non c'era «alcuna forma di conflittualità» all'interno della famiglia e «tanto meno ragioni economiche».

La costituzione era «esclusivamente tesa ad approfondire le tematiche sottese» al delitto. Così Cecconi: «Non ci sono in ballo questioni di eredità, com'è stato riportato da alcuni media. La signora Rancilio aveva lasciato le sue disposizioni testamentarie, non c'è nulla da decidere su questo aspetto».

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