Un esercito di 11mila schedati La prevenzione? Impossibile

Sono i dossier «S» sugli islamici radicalizzati in Francia Impensabile controllarli tutti. E non c'è obbligo di arresto

Un esercito di 11mila schedati La prevenzione? Impossibile

Solo in Francia sono 11mila gli islamici radicalizzati, che potrebbero trasformarsi in terroristi. Tutti registrati nelle famose «fiche S», i dossier sulla minaccia per la sicurezza dello Stato, come Karim Cheurfi, che giovedì sera ha ucciso un poliziotto sugli Champs Élysées e ferito altri due. E nella banca dati Schengen sono almeno 9mila i potenziali terroristi segnalati. In Inghilterra, Germania, Francia e Italia sono oltre 5mila gli estremisti, più o meno sotto sorveglianza, che potrebbero colpire.

Patrick Calvar, direttore dei servizi segreti interni francesi (Dgsi), ha confermato che «abbiamo circa 11mila file S legati al terrorismo» di matrice islamica. Secondo Calvar i terroristi pronti ad attaccare la Francia «sono fra i 400 e 500», ma ben 3mila sono gli elementi estremamente pericolosi. Impossibile controllarli tutti, anche se il governo francese ha deciso un investimento di 425 milioni di euro fino al 2018 e 2.680 assunzioni nell'antiterrorismo. Il problema è che per sorvegliare un sospetto 24 ore al giorno con pedinamenti, video e intercettazioni ci vuole una squadra di 12 uomini.

Il killer dello Stato islamico sugli Champs Élysées era stato fermato e interrogato dalla procura antiterrorismo in febbraio, ma poi rilasciato per mancanza di prove nonostante i suoi pesanti precedenti. L'aspetto paradossale è che se in Francia un sospetto finisce sotto inchiesta della magistratura i servizi segreti, i responsabili per le fiche S devono subito interrompere la sorveglianza «per non ledere il diritto della difesa» ha spiegato Calvar.

Le fiche S non obbligano all'arresto e purtroppo Cheurfi non è il primo caso clamoroso di sospettato segnalato per la sua pericolosità, che ha compiuto un attentato. Yassin Salhi, che nel 2015 aveva decapitato il suo datore di lavoro, era finito nei dossier S. Mohamed Merah, che ha fatto stragi a Tolosa e Montauban, aveva da sei anni una fiche S a suo nome. Anche Amedy Coulibaly, che nel gennaio 2015 si è asserragliato con degli ostaggi in un negozio ebraico di Parigi dopo la carneficina di Cahrlie Hebdo era nel dossier.

Lo Stato islamico ha rivendicato in meno di due ore l'attacco di giovedì sera a Parigi citando il nome di battaglia «del soldato del Califfato», Abu Yousef al Belgiki. Non è chiaro se si tratti del terrorista ucciso o di un suo complice collegato al Belgio. Fin dal 2015 due volontari belgi della guerra santa minacciavano in perfetto francese il presidente Francois Holland. «I soldati dello Stato islamico sono dappertutto» esordiva il video. I due erano in mimetica da combattimento e armati fino ai denti. Il più esagitato annunciava «vi colpiremo con questo» mostrando un coltellaccio «e con questo» brandendo il mitragliatore «e con i giubbotti esplosivi». A un certo punto alzava il livello delle minacce: «Utilizzeremo le macchine minate a Parigi e Bruxelles». Si tratterebbe di Lotfi Aoumeur, un volontario belga, che in seguito si è fatto saltare in aria a Qayara per fermare l'esercito iracheno che sta avanzando a Mosul, capitale irachena del Califfato.

La rete franco-belga del terrore è venuta allo scoperto con gli attentati del Bataclan del novembre 2015 e di Bruxelles nel marzo dello scorso anno. Uno dei capi della cellula, Salah Abdeslam è l'unico sopravissuto, in carcere a Parigi. Altri leader jihadisti francesi in Siria ed Iraq sono stati uccisi dai bombardamenti mirati dei Mirage di Parigi. La rete franco-belga, però, ha dimostrato che veterani addestrati nelle basi del Califfato in Medio Oriente possono tornare in Europa con documenti falsi o spacciandosi per rifugiati siriani attraverso le vie dei migranti.

Non solo: in Germania sono stati una dozzina gli attentati riusciti o sventati che avevano come protagonisti rifugiati o terroristi che usano la richiesta d'asilo come copertura. Il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha lanciato l'allarme sul fatto che il 70% dei rifugiati giunti dalle zone di guerra come la Siria ha documenti falsi. I tedeschi hanno registrato i nomi di almeno 1.100 sospetti terroristi. L'Inghilterra ne sorveglia 450 e in Italia fra espulsioni e potenziali jihadisti sarebbero 400-500.

La radicalizzazione degli aspiranti profughi è sempre più frequente come dimostra l'ultimo attacco del 7 aprile nel centro di Stoccolma dell'uzbeko Rakhmat Akilov al volante di un camion. La sua richiesta di permesso di soggiorno del 2014 è stata respinta due anni dopo. E la polizia lo stava cercando per espellerlo.

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