Quel fiume di giovani "vacanzieri selvaggi" che attraversava l'Europa sotto uno zaino

Così Arpino nel 1980 raccontava un fenomeno tra turismo e contestazione

Quel fiume di giovani  "vacanzieri selvaggi" che attraversava l'Europa sotto uno zaino

Aix-en-Provence, luglio. Al novantesimo chilometro a nord di Marsiglia, sulla strada che porta ad Avignone, lo sparuto, solitario ragazzo mostra un cartone dove ha trascritto una sola parola: "Taormina". Chissà mai se vi arriverà prima che l'estate finisca. È uno dei tanti, tantissimi soldatini di quel frantumato ma sterminato esercito di giovani in vacanza, sovraccaricati di sacco a pelo, zaino, coperta, tenda in fibra sintetica, dalla cui massa raccolta pendono caffettiere, thermos, gavette militari, borracce, pentolini dal fondo annerito.

Quanti sono? Dalla Scozia a Palermo, dai laghi finlandesi ai dirupi calabresi, come contarli? Forse toccano cifre superiori al milione, ai due o tre milioni. Li trovi ovunque: sulle sponde del Rodano, di fronte ai muri antichi di Avignone, stanno accampati in file chilometriche. Li vedi svegliarsi, al mattino, dopo notti passate entro tenducce sbattute e sovente spazzate via dal mistral. Gli occhi gonfi, intirizziti negli arti, lenti nello spostarsi alla ricerca di una zona soleggiata.

Li trovi nei giardini di Juan-les-Pins, sulle colline alle spalle di Cannes e di Antibes, in ogni buco e fienile provenzale: perché queste zone festivaliere costituiscono un'attrazione grandissima, e dovunque suona una tromba, c'è una recita, è programmata un'opera lirica o si è aperta una videoteca, arrivano con le loro povere masserizie, zaini colar arancio, blu notte, neri, jeans più logori che mai, barbette più smunte delle guance, gonne zingaresche, piedi nudi e luridi.

Non vogliamo far cattiva letteratura su questo immenso fenomeno, ma nemmeno interpretarlo secondo la "filosofia del tramp", il vagabondo americano che ha dettato modelli stravaganti di comportamento in tanti anni. Piuttosto bisognerebbe parlare come si faceva una volta nei miei vecchi paesi piemontesi, a proposito dei vagabondi - di infinita "Brigata Cirio", quella cioè che recuperava una latta di conserva e la usava mendicando da convento a cascina. Il fenomeno è in ogni caso grandioso. E tantissimi di questi giovani sono onesti, non fumano spinelli, non rubano, anche se vengono cacciati dai gendarmi, anche se nelle cittadine, seminati come ammonimenti imperiosi, si alzano cartelli che vietano di dormire sulle panche, di aprire il sacco a pelo nei prati. Ma come li fai rispettare, se per esempio ad Aix o ad Avignone approdano trentamila campeggiatori spontanei?

Molti sono studenti con scarso «argent de poche», molte le ragazze che hanno, accanto al caffè liofilizzato in busta, una "guida" di Firenze o di Venezia, una scelta di musei da visitare. Molti hanno un volto chiaro e pulito, malgrado i piedi bisunti. Decifrare questa emigrazione estiva, che rivoleggia in ogni dove e ha mille propositi, che si dirama e si autosconvolge come un intrico di formiche senza un obbiettivo comune, non è semplice.

C'è voglia di andar via. Da dove? Da tutto, è evidente. C'è bisogno di scoperte, si tratti di una metropoli nuova o di un paesino diventato celebre per via di Van Gogh o d'un poeta letto al liceo. È il trionfo della curiosità, del "non fare", quasi di un "non essere" lungo itinerari studiati o casuali(...).

Perché vai a Taormina? Perché non la conosco. Perché sei venuto a piedi o con autostop dalla Finlandia? Perché sì. Come mai arrivi da Siracusa e ti accampi qui, sul Rodano, tra questi spifferi di mistral? Per curiosità io ogni anno giro un mese. Ad ogni domanda segue una risposta banale, anche logica ma che morde poco nella realtà del singolo individuo. L'infinito popolo della provvisoria "Brigata Cirio" estiva non ha una storia, ma solo briciole di esistenza personale ancora informe, e solo risate miste a sbadigli, per via dell'appetito e della stanchezza.

La fatica è mostruosa: certi zaini pesano mezzo quintale, piegano schiene che paiono costruite con poveri ossicini. Si suderebbe e si rischierebbe di meno in miniera. Ma è fatica volontaria, è un omnia mea mecum porto, e sono stracci, sono stecche di acciaio per la tenda, la solita gavetta, e quindi non fanno soffrire, non danno ombra di alcuna ben codificata (dai sociologi malefici) alienazione. Tutti si stanno disaffezionando di tutto, ma non di questo errare che si morde la coda (...).

Hanno imparato anche una cadenza di passo diversa da quella degli altri bipedi umani. Ondeggiano sotto il peso dello zaino come cammelli, si dondolano a testa china avanti e indietro per bilanciare il bagaglio, debbono aver esercitato il filo della schiena più di venti generazioni di facchini. Con tutta quella roba tra la nuca e il coccige non devi mai perdere il ritmo e allungare troppo o troppo poco gli arti inferiori.

In questi giorni, ad Aix-en-Provence, il cartellone del festival musicale presenta doni ghiotti: la "Messa in si minore" di Bach, "Così fan tutte" di Mozart. Ma la vera festa è la musica in strada, per melomani e no. A cielo aperto, la manifestazione organizzata sarà in ogni caso travolta dagli spontaneismi dei "vacanzieri selvaggi", che dai sacchi, spostando la pentola e la caffettiera, tirano fuori flauti, banjo, chitarre di ogni prezzo, fisarmoniche a bocca, canne indiane forate di tutti i tipi, nacchere e altri impensati strumenti. Accoccolati ai crocicchi, suoneranno per conto loro, sperando in rari centesimi di mancia, in attesa che la notte si faccia definitivamente profonda e nemica, in attesa che i cieli provenzali diventino neri e crudeli.

Per tutti, poi, domani sarà un altro giorno: in direzione di Taormina, Venezia, Istanbul, dove ognuno ripeterà i suoi gesti, consumerà un'altra scatoletta di sardine, tenterà altri approcci con un mondo che dorme come dormiva Gulliver mentre veniva legato, nel sonno, da piccolissimi esseri che credevano, a furia di lacci, d'impadronirsi del gigante straniero.

Dov'è il mondo? In fondo a destra. Forse sta qui tutta la filosofia della "Brigata Cirio". In attesa che l'inverno imponga il suo alt oppure che risuoni, alta, la tromba d'una crociata.

26 luglio 1980

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