Garlasco, indagato l'ex procuratore che archiviò Sempio

Dubbi sulla gestione dei fondi della Procura: nel mirino il magistrato che indagò sul delitto

Garlasco, indagato l'ex procuratore che archiviò Sempio
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Non c'è solo il «caso Garlasco» nello scontro frontale tra magistrati ed ex magistrati della Procura di Pavia. Il nuovo procuratore Fabio Napoleone e i suoi pm stanno rileggendo in profondità buona parte degli atti compiuti prima del loro arrivo, quando a guidare l'ufficio c'era il procuratore Mario Venditti: il magistrato di cui si è molto parlato in questi giorni, perché fu lui nel 2017 a archiviare senza incertezze la prima indagine su Andrea Sempio per la uccisione di Chiara Poggi, ora rilanciata con forza dai suoi successori. Che però non si sono limitati a convincersi che l'ostinazione con cui Venditti ha sostenuto la colpevolezza di Alberto Stasi fosse immotivata. Hanno anche controllato come per anni Venditti ha gestito la Procura di Pavia con una squadra di collaboratori fidati. La conclusione: si sono convinti che Venditti va incriminato. E hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Brescia, competente per i reati commessi da magistrati pavesi, dove - secondo quanto risulta al Giornale - l'ex procuratore è stato iscritto nel registro degli indagati. Nessuna conferma ufficiale, né indiscrezioni sul reato contestato a Venditti. Ma pare certo che al centro ci sia la gestione dei fondi a disposizione della Procura, soprattutto per le intercettazioni telefoniche.

Venditti è in pensione da un paio di anni, ed ha assunto una carica inconsueta per un ex magistrato: è stato nominato presidente del Casinò di Campione d'Italia. A scavare su di lui i colleghi sono arrivati gradualmente, partendo da una indagine che nel novembre scorso aveva portato la Guardia di finanza ad arrestare due carabinieri che all'epoca della gestione Venditti ricoprivano ruoli di primo piano: il comandante del nucleo investigativo Maurizio Pappalardo e il maresciallo Antonio Scoppetta, quest'ultimo in servizio proprio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura. A carico dei due c'era una brutta storia di stalking, che vedeva l'ufficiale utilizzare il maresciallo per perseguitare la donna che voleva lasciarlo. Ma c'era soprattutto un circuito di soffiate e favori con buona parte della Pavia che conta. Scoppetta per i pm aveva «messo stabilmente a disposizione le proprie funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria» al servizio di Pappalardo che le utilizzava «nel proprio interesse ma anche nell'interesse di terzi imprenditori e politici».

È in questo grumo di rapporti che l'inchiesta ha continuato a scavare, fino ad arrivare a lambire Venditti e a disegnare un sistema di potere che per anni a Pavia ha legato magistrati, imprenditori e carabinieri. «Un sistema corruttivo particolarmente radicato», lo ha definito il nuovo procuratore. Fabio Napoleone (che a Pavia è stato raggiunto dal collega Stefano Civardi, suo braccio destro fin dalle indagini sulla security di Telecom) ha portato avanti il caso fin quando ha potuto, interrogando e sequestrando cellulari a una lunga lista di carabinieri in servizio nella caserma di piazza San Pietro.

Poi, in base al codice, ha dovuto trasmettere tutto a Brescia, dove secondo voci non confermabili è stato iscritto nel registro degli indagati anche un secondo magistrato già in passato in servizio alla Procura di Pavia.

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