Harry di nuovo nella bufera: molestie e bullismo nell'ente benefico

Non c'è pace per il principe e per la moglie Meghan, sotto accusa dalla presidente della charity

Harry di nuovo nella bufera: molestie e bullismo nell'ente benefico
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«Lui è un bullo, razzista e misogino», «lei è inaffidabile, con uno stile dittatoriale». Continua senza sosta il fuoco di fila di accuse incrociate, nel caso che la scorsa settimana ha visto il principe Harry rinunciare al patronato della charity Sentebale - fondata in Africa sulle orme della madre Diana per sostenere bambini e adolescenti malati di Aids in Lesotho e Botswana- per solidarietà con le dimissioni del consiglio direttivo, e la sua manager esecutiva Sophie Chandauka.

Tutto sembra essere stato scatenato dalla decisione della donna, un avvocato dello Zimbabwe assunta nel 2023, di focalizzare le raccolte fondi soprattutto in Africa, per sfociare poi, in un drammatico crescendo mediatico, nell'annuncio della rinuncia al patronato da parte di Harry. I vertici avrebbero voluto che a dimettersi fosse Chandauka che, non solo non lo ha fatto, ma ha contrattaccato accusando il principe di molestie e bullismo nei suoi confronti, nonché di essere stata punita per essersi rifiutata di diventare una pedina della macchina di pubbliche relazioni dei Sussex e di non aver supportato adeguatamente in alcune occasioni, la moglie di Harry, Meghan.

Ieri, dopo due giorni di indiscrezioni sui motivi della frattura, sono uscite in contemporanea una lunga intervista alla manager del Financial Times e un'altra, mandata in onda su Sky News. In entrambe, Chandauka rivela che da tempo c'erano notevoli tensioni tra lo staff britannico della charity e quello di Lesotho, dove lavorano più di 500 dipendenti. «Il consiglio percepiva una perdita di controllo e influenza - ha spiegato la donna - come dire oh santo cielo, gli Africani stanno subentrando a noi». Una delicata questione di scontro tra due culture e due gender (quella britannica, imperialista, ma anche impersonificata nel maschio bianco, razzista e misogino) e quella africana in cerca di emancipazione rappresentata da una donna evoluta e libera. Temi attuali, che però si affiancano alla motivazione ben più concreta della crisi finanziaria in cui versa l'organizzazione.

I sostenitori del principe fanno sapere che la gestione della manager era già sotto accusa, lei ribatte che molti donatori hanno abbandonato la fondazione quando Harry si è trasferito in America. «Abbiamo perso alcune famiglie importanti e singoli donatori ed esiste una significativa correlazione tra il momento in cui questo è accaduto e l'abbandono del Regno Unito da parte del principe. Tuttavia non era mai stata una questione affrontabile con lui» ha spiegato Chandauka. Sebbene dopo l'annuncio choc Harry e i suoi portavoce non abbiano voluto rilasciare alcun commento rispetto alle affermazioni della manager, i media hanno riportato le dichiarazioni di fonti vicine al principe secondo le quali ogni accusa è «priva di fondamento». Due ex membri della fondazione hanno pubblicamente preso le parti di Harry.

Kelello Lerotholi ha sostenuto che «nei meeting a cui ho preso parte non c'è stata neanche l'ombra dei comportamenti» segnalati dalla manager, il cui stile gestionale è invece stato definito «quasi dittatoriale» da Linda Chalker, un'anziana deputata conservatrice che aveva fatto parte della fondazione per circa 20 anni. La charity era stata fondata dal principe nel 2006, dopo che aveva trascorso un paio di mesi in Lesotho nel 2004.

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