
C'è alta tensione negli istituti penitenziari. Con il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro (foto), bersaglio della rabbia dei detenuti. E di una minaccia, pronunciata da un esponente di camorra recluso nel carcere di Sulmona, davanti a un agente della polizia penitenziaria: «Questo governo di destra si sta accanendo con la chiusura dei detenuti. In particolare questo Delmastro, pezzo di merda bastardo, deve venire lui qua, deve saltare in aria». Sarebbero state queste, come ha rivelato ieri il Fatto, le parole del detenuto messe nero su bianco da un agente in servizio in una segnalazione urgente al Dap. I detenuti ce l'hanno con il governo dopo la nuova circolare dello stesso dipartimento che ha ripristinato la chiusura delle celle dei detenuti in regime di alta sicurezza, dove sono reclusi non i condannati al 41 bis, ma i colpevoli di reati gravi, esponenti di associazioni mafiose e terroristi. Con la circolare si chiede di mantenere le celle chiuse, comunque per non più di otto ore consecutive, tranne quando i detenuti devono svolgere determinate attività. Una «necessità assoluta», secondo il Dap, perché diversi istituti penitenziari finora avrebbero adottato «modalità organizzative disallineate» rispetto alle circolari, con il rischio che i detenuti potessero continuare ad avere contatti con l'esterno. L'obiettivo di sbarrare le celle di determinati reparti è di evitare di incoraggiare «contatti e aggregazione tra la popolazione carceraria, aumentando il rischio dell'espandersi della supremazia criminale dei detenuti con maggiore caratura criminale», come ad esempio «capi ed esponenti delle consorterie mafiose e terroristiche». Per questo si chiede a tutti gli operatori penitenziari di «porre ogni sforzo esigibile per evitare che le celle rimangano aperte».
Il provvedimento non è piaciuto ai reclusi del carcere di Sulmona, dove l'agente della penitenziaria che stava controllando che le celle fossero chiuse «e non accostate, come spesso si verifica», ha riscontrato le gravi esternazioni di alcuni detenuti: «Appuntato, perché vi state accanendo con questa chiusura delle carceri? Così facendo voi fate scoppiare le rivolte in tutte le carceri. Lo sapete che negli istituti ci sono i telefonini e se vogliamo ci mettiamo d'accordo in un attimo e in contemporanea facciamo in modo che in tutte le carceri d'Italia scoppiano le rivolte contemporaneamente». E ancora: «Vi piace proprio chiuderci, da quando ci sta questo co di governo di destra, ci state opprimendo». Ieri Delmastro ha incassato la solidarietà della premier Giorgia Meloni: «Queste intimidazioni confermano che la direzione intrapresa dal governo nella lotta alla criminalità è quella giusta. Conosco bene Andrea e so che non si farà certo intimidire, ma andrà avanti con la determinazione di sempre. Lo Stato non si piega. E questo Governo non arretra di un passo nella battaglia contro la criminalità organizzata». Lo stesso sottosegretario sui social commenta: «Se ci attaccano, significa che la strada che abbiamo scelto è quella giusta. Lo Stato non tratta con chi ha fatto della violenza e dell'illegalità il proprio metodo di vita. Nessuno pensi di piegarci con minacce e intimidazioni. Non ci fermeranno. Non ci lasceremo intimidire».
Delmastro era finito nella bufera mesi fa perché alla presentazione di un nuovo mezzo per il trasporto di detenuti al regime di alta sicurezza, aveva detto: «Non lasciamo respirare chi è dietro quel vetro». Ieri la «vicinanza» arrivata anche dal presidente del Senato La Russa, oltre che da esponenti del partito.
- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.