L'allarme ritardi sui grandi progetti: a rischio 40 miliardi "Mesi e anni persi da recuperare"

Salvini: "Sto correndo come un matto, troppi cantieri sono fermi". I report sulle criticità, dai vincoli paesaggistici ai reperti archeologici

L'allarme ritardi sui grandi progetti: a rischio 40 miliardi "Mesi e anni persi da recuperare"

Pnrr, abbiamo un problema, grosso 40 miliardi di euro. La fase iniziale è stata portata avanti dal governo Draghi ma la parte difficile arriva ora, quando poi dalle carte bisogna passare ai cantieri. È qui che arrivano comitati del no, ambientalisti, ricorsi al Tar, e le opere si bloccano ancora prima di iniziare, come ha raccontato ieri il Giornale riguardo ai cantieri dell'Alta velocità a Bari, stoppato dai giudici amministrativi per tutelare carrubi e mandorli. Il governo si è reso conto che i tempi sono stretti e i progetti a rischio molti. Oltre a Palazzo Chigi, i due ministeri più coinvolti dalla cosiddetta «messa a terra» del Piano sono le Infrastrutture, cioè Matteo Salvini, e quello delle Politiche Europee, cioè Raffaele Fitto, che tra le molte deleghe ha proprio quella sul Pnrr. I due ministri si sono incontrati al Mit «per fare il punto della situazione sul Pnrr, con particolare riferimento alle opere pubbliche e al loro avanzamento» e con l'obiettivo di avere «al più presto un quadro dettagliato, completo e definito». «Sto correndo come un matto da 30 giorni, l'intero governo sta cercando di recuperare mesi e anni persi - spiega Salvini -. Ci sono tantissimi cantieri fermi, miliardi a rischio, non commento quello che hanno fatto coloro che c'erano prima di me. Io sto sbloccando ogni giorno opere, sono contento perché con questa manovra sono finanziate opere strategiche da Nord a Sud».

Sul tema ha parlato anche il premier Giorgia Meloni, all'assemblea Anci, un giorno dopo che il capo dello Stato Sergio Mattarella aveva, proprio in quella sede, ricordato che «il Pnrr è un appuntamento che l'Italia non può eludere». La Meloni si muove su due direttrici per raggiungere gli obiettivi. La prima è concordare con Bruxelles un «aggiustamento» del Pnrr: «Dobbiamo verificare con l'Ue le misure più idonee ad aggiornare il Pnrr» ha detto all'Anci.

L'altra strada è semplificare la selva di norme, a partire dall'abuso d'ufficio per i sindaci che firmano le delibere per gli appalti, «nel passaggio tra assegnazione e utilizzazione delle risorse come era inevitabile emergono tutti i problemi di sistema di regole rigide frammentate e complesse. Servono norme certe, semplici, stabili», dice il premier videocollegato con l'assemblea dei sindaci italiani, chiamandoli ad un «lavoro di squadra» per realizzare con il governo la lista di obiettivi previsti dal Piano per incassare le rate di finanziamento dall'Europa. E proprio ieri da Bruxelles è filtrato che la Commissione Ue nei prossimi mesi si attende «diverse richieste di emendamenti dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, si prevede anche dell'Italia».

Le «criticità» di cui parla la Meloni sono tante e sono note ai ministeri. In base alle stime del governo citate dal Sole24Ore sui 200 miliardi del Pnrr ce ne sono 40 considerati ad altissimo rischio. I report ministeriali riferiscono di problemi di varia natura, dagli «imprevisti di natura geologica», alle questioni relative alle «autorizzazioni paesaggistiche», dall'«allungamento dei tempi di realizzazione per ritrovamento di reperti archeologici», alle «prescrizioni ambientali contrastanti».

A questi problemi si aggiunge la lievitazione dei costi dei materiali che ha fatto slittare molti bandi di gara, non aggiornate e per questo andate deserti. I termini di aggiudicazione però scadono nei primi tre mesi del 2023. Il tempo ancora c'è, ma è poco.

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