L'altolà delle imprese al Carroccio. "Attenti a non scassare i conti Inps"

Bonomi apre sul fisco e plaude a Cingolani consigliere, ma mette in guardia: "Le promesse elettorali? Non è il momento"

L'altolà delle imprese al Carroccio. "Attenti a non scassare i conti Inps"

C'è del miele: «Auguri a Meloni», «Governo storico perché è la prima donna a essere presidente del Consiglio», «Apprezziamo la voglia della premier di confrontarsi con noi», «Ottima idea tenere Cingolani come consulente». Ma anche del pepe: «Non è il momento per rispondere alle promesse elettorali, ci sarà tempo e modo, oggi dobbiamo prima mettere in sicurezza l'industria italiana». Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, parla al nuovo esecutivo dal palco della riunione di Federchimica, rappresentativa del settore chimico italiano che è il terzo per dimensione a livello europeo dopo quello di Germania e Francia.

Dietro le quinte dell'assemblea si respira un'aria di attesa, mista a preoccupazione. Nel 2022, dopo un primo semestre positivo, l'industria stima di chiudere con un calo della produzione del 4 per cento. La zavorra è il prezzo dell'energia, che in un settore energivoro come questo pesa per l'11% sul fatturato. «C'è chi per il prossimo anno ha messo in conto di spendere cinque o sei volte in più di energia», si discute in platea.

Un concetto espresso anche da Paolo Lamberti, presidente di Federchimica, nella sua relazione: «Le istituzioni ne tengano conto, predisponendo interventi di sostegno per fronteggiare la crisi». «Senza l'industria chimica», ha poi aggiunto, «si ferma la produzione manifatturiera». Tra i presenti c'è poca voglia di sbilanciarsi sul governo: «Per adesso non ho niente da dire», afferma un imprenditore, «magari ne parliamo più avanti, dopo i primi fatti». Eppure, tra di loro, capannelli di imprenditori parlano con curiosità di Giorgia Meloni, dell'«Everest senza bombole d'ossigeno da scalare» e del restyling del nome di alcuni ministeri: «Hai visto che hanno fatto il ministero dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare?», dice un altro.

Non mancano le convergenze: il governo Meloni ha detto di voler aumentare la produzione nazionale di gas. «È stato un errore rinunciarci, nel 1996 l'Italia produceva quasi 20 miliardi di metri cubi, adesso non arriva a 4», si è detto nel corso della riunione. Ci sono anche diverse mine sul sentiero: Confindustria parla di «non scassare i conti dell'Inps» con «una riduzione della soglia d'entrata alle pensioni». Ma il secondo azionista del governo, la Lega di Matteo Salvini, spinge già per «bloccare la legge Fornero» e istituire quota 41. Mentre Armando Siri, responsabile del programma leghista, mette oltre alle pensioni anche l'estensione della «flat tax al 15%» tra le priorità. Non proprio in linea con il pensiero di Confindustria, che vorrebbe tutte le risorse per un bazooka in stile Germania da destinare alle imprese: «Spendiamo più di 1.000 miliardi all'anno», ha detto Bonomi, per la legge di bilancio bisognerebbe «riconfigurare il 4-5%» della spesa per recuperare risorse e «non agire sul debito pubblico». Possibile, quindi, che si consumi un contrasto tra Lega e industriali, con il Carroccio sulla sponda opposta di quella che una volta era la sua base elettorale più rigogliosa. Sull'agenda del governo, Confindustria si è detta disponibile a confrontarsi sui prepensionamenti, «ma non nelle configurazioni che ci sono oggi perchè non funzionano».

Aperture invece sulla delega fiscale: purché «organica» e che comprenda Ires, Irpef e Irap. C'è poi la richiesta di un intervento sul lavoro, per aumentare la partecipazione al lavoro inchiodata sui 23 milioni di occupati.

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