"Il liberalismo riparta dal modello Kohl: conservatori e cattolici restino insieme"

Il docente di Logica interviene nel dibattito promosso da Berlusconi. "Lo Stato pesa più adesso che 40 anni fa. E infatti la borghesia fugge"

"Il liberalismo riparta dal modello Kohl: conservatori e cattolici restino insieme"

Angelo Maria Petroni è professore ordinario di Logica e Filosofia della Scienza alla Sapienza di Roma e segretario generale di Aspen Institute Italia. Mente ironica, brillante e raffinata è un liberale consapevole di quanto sia difficile trasferire in politica le idee di Croce, Einaudi o von Hayek.

Professor Petroni, Silvio Berlusconi è tornato a rivendicare il suo ancoraggio al pensiero liberale. Oggi sarebbe possibile un rilancio dell'attività politica in senso liberale?

«Io partirei da questo presupposto: se solo con le idee è difficile combinare qualcosa, di sicuro senza le idee non combinerai niente. I grandi leader sono quelli che riescono a coniugare le idee con il consenso. Penso a Kohl, Reagan, Thatcher, Giscard d'Estaing. Dietro i grandi modelli vincenti conservatori - ma anche dietro al New Labour di Tony Blair - ci sono sempre stati intellettuali e un lavoro incredibile di analisi e approfondimento».

Questi modelli sono tutti figli di una contaminazione.

«Certamente. Prendiamo il modello Kohl. Il cancelliere era un protestante liberale che ridusse il peso dello Stato più di quanto non riuscì a fare Margaret Thatcher. Riuscì a tenere insieme l'area conservatrice, l'area dei credenti e l'area liberale delle libertà individuali e del mercato, senza mai confondere il liberismo con il mercantilismo. Bisognerebbe ripartire seguendo il suo esempio, tenendo insieme cattolicesimo e liberalismo, uno dei pochi modi per avere una maggioranza in questo Paese».

In Italia dopo la caduta del Muro di Berlino in tanti si sono scoperti liberali. Questa fascinazione ha prodotto qualcosa?

«Lo Stato pesa oggi sicuramente di più di 40 anni fa, quindi altro che leggende sull'inesistente liberismo italiano. Friedman diceva che i socialisti sono falliti come commercianti all'ingrosso e si sono riciclati come commercianti al minuto. Siamo passati dalla collettivizzazione della produzione a quella del reddito, al mi dai i soldi che fai. Ma non c'è soltanto la tassazione, c'è anche la libertà di ciò che puoi fare con quello che ti rimane».

Cosa intende?

«Negli anni si è ridotta la possibilità di fare ciò che vogliamo con il nostro denaro. Posso mandare mio figlio a una scuola o a una università privata al di fuori di un certo pensiero? Posso far partorire mia moglie in una struttura privata? Mi raccontava Carlo Scognamiglio che il numero di studenti italiani nell'area di Boston arriva a quota 30mila. L'alta borghesia sta procedendo a una exit strategy, e questo naturalmente non è una cosa buona».

Il Covid ha provocato un allargamento del ruolo dello Stato.

«Le grandi crisi provocano spesso questo fenomeno. Negli Usa il Pil riconducibile all'attività statale era del 10% prima del 29, arrivò al 20% nel 1940, con la guerra salì fino al 60%. Dopo la guerra non è mai tornato al 20%. Il problema è la reversibilità di questo allargamento. Io sono pro-vax, pro-scienza, ma finita la guerra i poteri del generale Figliuolo devono finire. I libertari fanno spesso provocazioni dicendo mai lo Stato da nessuna parte. Il punto è partire sempre da un presupposto: devi dimostrarmi perché serve lo Stato invece del privato, non è il privato a dover chiedere spazio allo Stato».

Che peso hanno oggi gli intellettuali liberali?

«Ricordo un articolo di Raymond Boudon sul perché gli intellettuali non sono liberali in cui descrisse pregiudizi e convenienze. Ma in realtà non c'è tra quelli di sinistra un intellettuale importante come Benedetto Croce. I due terzi dei premi Nobel per l'economia sono liberali. Vargas Llosa è un liberale, così come lo era Thomas Mann. Oggi purtroppo il loro contributo alla politica italiana è nullo. Reagan era circondato da intellettuali liberali. Ricordo un pranzo con von Hayek in cui mi fece vedere la medaglia della libertà ricevuta qualche giorno prima. Sicuramente Berlusconi ha provato a percorrere quella strada. Purtroppo non l'ha perseguita. Peraltro molti descrivono Berlusconi come una sorta di cumenda milanese, ma in realtà ha una grande cultura economica e l'interlocuzione con lui era stimolante.

Ricordo che provai a spiegargli l'economia sociale di mercato, ma sapeva già tutto, mi raccontò che un suo professore universitario era amico di Vera Lutz e lui stesso ne aveva studiato gli scritti. Se volesse compiere un rilancio sul piano delle idee liberali ne sarei molto felice».

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