L'ira della Meloni: "L'alleanza? Non c'è. Azzurri e Lega col centrosinistra"

Il j'accuse di Fdi, che lancia l'altolà sul sistema di voto: "No al proporzionale"

L'ira della Meloni: "L'alleanza? Non c'è. Azzurri e Lega col centrosinistra"

«La coerenza è la nostra bandiera». È probabilmente il leader del centrodestra che ha maggiore possibilità di capitalizzare in termini di consenso la strategia adottata nella partita quirinalizia. Il rischio di ritrovarsi in una «no-win situation» è però un pericolo con cui Giorgia Meloni deve fare i conti. La leader di Fratelli d'Italia, dopo essersi sfilata dal voto unitario a favore di Sergio Mattarella e aver dato indicazione di sostenere Carlo Nordio, può certamente rivendicare la coerenza della propria posizione e vede davanti a sé la possibilità di crescere nei sondaggi. Più difficile riuscire a farlo mantenendo in salute la coalizione. Il punto, insomma, è riuscire a dare risposte a un elettorato che è molto meno diviso dei propri leader e vuole giocare una partita che possa portare il centrodestra nel suo complesso a vincere.

Naturalmente si tratta di un ragionamento strategico su cui il partito si interrogherà nelle prossime settimane. Per ora è tempo di rivendicare la scelta identitaria di Fratelli d'Italia e di trasmettere la volontà di dare una scossa a tutto la coalizione. «Da oggi lavoro per riformare il centrodestra, un centrodestra che possa regalare soddisfazioni a chi crede nelle nostre idee, nei nostri principi e non vuol essere trattato come un impresentabile, un cittadino di serie b da una sinistra presuntuosa» dice Giorgia Meloni intervenendo su Facebook. «Per questo lavoriamo per ricostruire perché il centrodestra a livello parlamentare sicuramente è oggi polverizzato, però è ancora maggioranza tra gli italiani. E quegli italiani meritano una proposta politica alla loro altezza. Nulla è perduto, tutto si può ricostruire. Bisogna crederci».

Una opinione più diretta sullo stato della coalizione arriva in una intervista che la Meloni rilascia al Corriere della Sera. A Paola Di Caro che le chiede se sia ancora alleata con Berlusconi e Salvini, la leader di FdI risponde con una punta di amarezza: «In questo momento no. Mi sembra che abbiano preferito l'alleanza col centrosinistra, sia per Draghi sia per Mattarella. Se per fare una prova manca un terzo indizio, quello è la legge elettorale: c'è chi cercherà di cambiarla in senso proporzionale. Se ci staranno, ci sarà poco da aggiungere, perché con il proporzionale si riproduce la palude degli ultimi governi». Il timore, insomma, è che possa crescere «attraverso il proporzionale un centro trasformista, spregiudicato e pronto a stare ovunque dove si governa. Questo non può esserci nel nuovo centrodestra che ricostruiremo».

Il rimpianto è di non averci davvero provato. «Ci mancavano 55 voti, ma si potevano trovare. Serviva un nome di centrodestra. Avevo chiesto di presentare un nostro candidato alla terza chiama per dimostrare di avere i nostri voti. Ma ci hanno detto che non c'erano le condizioni». La pars construens del suo ragionamento passa però dalla cooperazione fruttuosa che il centrodestra riesce a produrre a livello locale. «Sul territorio le dinamiche sono diverse, sono modelli che funzionano. Vedremo nelle prossime ore che succederà, ma ricostruiremo quello che oggi si è rotto, in modo migliore. È una promessa, e io sono una che mantiene la parola data». E un seme di speranza viene piantato da Antonio Tajani che risponde alle sollecitazioni di Giorgia Meloni.

«Il centrodestra non è un monolite, ma senza l'anima popolare il centrodestra non sarà un'alleanza di governo: serve un rapporto forte con l'Europa e con gli Usa per proteggere gli interessi degli italiani. Al Parlamento Europeo Giorgia Meloni ha votato la nostra candidata, Metsola, voluta in modo particolare da Forza Italia, non credo ci siano problemi ad allearsi con il Ppe».

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