
«Pronti a reagire, ma pronti a negoziare». Ursula von der Leyen sintetizza la linea dell'Unione europea a poche ore dalla «bomba» commerciale innescata da Donald Trump con l'aumento dei dazi. La presidente della Commissione ammette: «Siamo in una tempesta, ma la nostra unità è la nostra forza». La leader europea annuncia che l'Ue finalizzerà il primo pacchetto di contromisure su alluminio e acciaio e preparerà altri contro-dazi «in caso di fallimento dei negoziati». Intanto sottolinea «le conseguenze terribili per milioni di persone nel mondo», che «dovranno fare i conti con un aumento dei costi», dai farmaci ai trasporti all'inflazione. «Questo danneggerà soprattutto i cittadini più vulnerabili», conclude VdL. Duro il capo dell'Eliseo Emmanuel Macron, che definisce «brutale e infondata» la decisione americana e invita le aziende francesi negli Usa a sospendere tutti i progetti di investimento nel Paese finché non sarà «chiarito» l'annuncio di Trump.
Ma cosa accadrà adesso nelle stanze di Bruxelles? Oggi il commissario Ue al commercio Maros Sefcovic parlerà con gli omologhi statunitensi. Già da lunedì von der Leyen sarà impegnata in una due giorni con i big dell'automotive, dell'acciaio e della farmaceutica. Dialogherà in video con ceo e dirigenti per trovare una strategia comune. L'appuntamento più importante, al momento, è per il 9 aprile, quando gli Stati membri saranno chiamati a votare sulle misure di ritorsione. Una fonte europea spiega che ci si affiderà a una procedura speciale, la «comitatologia» e che il voto avverrà a maggioranza qualificata. «L'atto di attuazione entrerà in vigore il 15 aprile, ma i dazi saranno riscossi solo il 15 maggio. Stiamo rispettando chi governa molto scrupolosamente, e questo ci dà anche un po' più di tempo per negoziare», conclude la fonte. Dal 15 maggio partirà una seconda eventuale tranche di misure. Per giovedì 10 aprile è fissata inoltre una riunione di emergenza dell'Industry Forum, il forum degli industriali, a Bruxelles, per avviare un dialogo con i settori più colpiti.
Un altro funzionario europeo aggiunge che «tutte le opzioni sono sul tavolo», anche contromisure che interessino i servizi Usa esportati verso l'Ue. Una delle ipotesi è la tassa sulle Big Tech, ma la vicepresidente della Commissione europea, Teresa Ribera, al momento frena: «È un po' presto. Prima dobbiamo capire meglio le dichiarazioni fatte da Trump». Tra le opzioni c'è anche il ricorso allo strumento estremo: il dispositivo anticoercizione che può portare a restrizioni a import e export di beni e servizi, a contromisure sui diritti di proprietà intellettuale e sugli investimenti esteri diretti.
A quantificare quanto dell'export europeo sarà colpito è un Commissario Ue: «Sarà il 70% delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti a essere colpito dalle tariffe. Sono circa 370 miliardi di euro e i dazi totali che gli Usa sono destinati a riscuotere sulle esportazioni Ue sono appena superiori a 81 miliardi». L'impatto sul Pil? «È chiaro che sarà negativo».
Tra le strade che Bruxelles è pronta a percorrere c'è anche quella del contenzioso in sede di Organizzazione mondiale del Commercio (Omc). «Sarà sicuramente presa in considerazione», dichiara un funzionario Ue. «Dobbiamo anche vedere quanto è efficace. L'Ue ha tariffe molto basse con gli Stati Uniti. Le nostre tariffe sono vincolate nell'Omc.
Abbiamo un impegno legale in cui garantiamo questi bassi livelli», ha continuato spiegando che verso l'azione statunitense Bruxelles ha «ovviamente grandi preoccupazioni anche dal punto di vista legale, non solo economico e politico».
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