
Un uomo solo al comando, il pregiudicato Nico, romeno di 32 anni. Che, in tandem con la fidanzata e i parenti di lei, nuclei familiari suddivisi all'interno di due appartamenti occupati abusivamente - uno a ovest di Milano nella zona più popolare del quartiere San Siro e l'altro alla Barona, all'estremo sud della città - s'ingegnavano per piazzare l'oro sul mercato nero nel modo più possibile «low profile». Uno scrupolo inutile, il loro, visto l'impegno massiccio speso in questa inchiesta dagli investigatori della Squadra mobile della questura di Milano. Che, guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia, da oltre otto mesi, cioè dallo scorso luglio, dopo la rapina di un orologio Cartier, sono riusciti a risalire non solo a questa banda «familiare», ma anche alla miriade di ragazzotti egiziani, marocchini, libici e italiani, tutti di seconda generazione, «saccheggiatori» esperti di collanine e catenine, orologi e gioielli di vario genere in metropolitana, sui mezzi pubblici e nelle strade della movida come corso Garibaldi e piazza Gae Aulenti. Giovani tutt'altro che sprovveduti e che avevano individuato nel romeno e nelle sua famiglia una sorta di affidabile «compro oro» a cui ricorrere, senza problemi, dopo i loro colpi mordi e fuggi, per smerciare l'oro in tempi sprint. Almeno 23 le rapine ricostruite con ragionevole certezza dagli investigatori dell'Antirapine. Diciotto quindi i ragazzi, (tutti minorenni, tranne 4 che nel frattempo hanno compiuto la maggiore età) accusati di rapina aggravata in concorso e arrestati grazie alle ordinanze emesse dal gip del tribunale dei Minori Chiara De Iorio. A questi vanno aggiunti i 32 fermi firmati dal pm Rosaria Stagnaro e dal procuratore aggiunto Bruna Albertini del tribunale ordinario per i maggiorenni: per otto di loro (sette dei quali sono romeni) si aggiunge anche l'accusa forse più pesante per giovani che dovrebbero avere una vita davanti, quella di associazione per delinquere.
In questi mesi d'indagine l'appartamento di San Siro, uno stabile Aler dall'apparenza anonima, è stato monitorato dagli investigatori della questura con una serie di telecamere nascoste e microspie che hanno documentato l'arrivo della refurtiva, la trasformazione delle collanine per far sparire pietre incastonate e segni particolari e distintivi che contraddistinguevano taluni pezzi e poi il trasporto e la fase finale, ovvero lo smercio verso la Romania. In un paio di occasioni, a bordo di un furgone e ai gate dello scalo bergamasco di Orio al Serio, i componenti della banda erano stati perquisiti e bloccati con qualche chilo d'oro nascosto.
«Gli arrestati sono perlopiù giovani e giovanissimi, molti dei quali minorenni, di cosiddetta seconda generazione spesso protagonisti di numerosi episodi di violenza», ha dichiarato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi complimentandosi con i poliziotti milanesi per «lo smantellamento di un'intera rete criminale» che definisce «ennesima dimostrazione dell'impegno che le forze di polizia stanno profondendo nel
contrasto alla delinquenza e all'illegalità sulle nostre strade». Lui, il numero uno del Viminale, non può parlare di «maranza» che resta comunque il termine oramai più utilizzato per indicare questi giovanissimi predoni.
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