Il caso Santanché in Aula. "Il mondo si disintegra e qui si discute del nulla"

I ministri alla seduta sul caso Santanchè: "Se pensano di prendere i voti così...". Tajani stuzzica Salvini su Afd

Il caso Santanché in Aula. "Il mondo si disintegra e qui si discute del nulla"

Entri alla Camera e hai di fronte due universi paralleli che non si incontrano: in Transatlantico e nell'aula. Nell'emiciclo al mattino si discute una mozione di sfiducia contro Nordio, nel pomeriggio si vota contro la Santanchè. Due riti visto che l'esito delle mozioni è scontato: entrambe saranno bocciate. Al punto che in Transatlantico si parla d'altro. Tengono banco altri argomenti: l'Europa divisa, la follia di Trump, il mondo che esplode. Addirittura Faraone di Italia Viva azzarda che nelle conversazioni intercettate - non si sa ancora da chi - dell'attivista Casarini e di Don Mattia «ci sia pure la voce di Papa Francesco».

Sospesa tra una realtà simulata e una realtà di base oppure, per eccedere, tra una realtà classica e una realtà quantistica: questa è la condizione surreale della nostra politica. «In Parlamento - sospira il ministro Foti - mentre l'Europa sta esplodendo e il mondo si disintegra si discute del niente». «Mozioni di sfiducia che non andranno da nessuna parte - ironizza il ministro Ciriani -: se pensano di prendere i voti così beati loro!». Più laconico il ministro Giuli: «È la democrazia». Per carità «le sfiducie» sono iniziative sacrosante, diritto delle opposizioni e parte integrante delle funzioni di un Parlamento. Se si moltiplicano, però, per citare Freud, rischiano di diventare una coazione a ripetere. Tant'è che ieri quando la responsabile giustizia del pd, Serracchiani, è arrivata in Transatlantico ha domandato «ma chi ha presentato la mozione di sfiducia contro Nordio?», prima di scoprire che era stato il suo partito insieme al resto delle opposizioni. Succede.

Quello che stride è la «coazione a ripetere» del nulla con la velocità con cui cambia il mondo.

Trump ha ribaltato l'ordine mondiale, ha capovolto i ruoli di vittime e carnefici nella guerra in Ucraina, Macron a Washington sembra parlare a nome dell'Europa intera e a Berlino c'è un nuovo Cancelliere, Merz, che pensa davvero di mettere in piedi un esercito europeo. In Italia, invece, si pensa alle borse della Santanchè. «È surreale» ammette Antonio Tajani. «Voterò per lei» liquida l'argomento e poi parla d'altro. Si esalta per l'avvento di Merz: «In Germania è andata benissimo e quel voto darà una spinta anche a noi. Lui è una persona solida. La Meloni? Sono pronto a scommettere che starà con l'Europa, non ho dubbi. Salvini e la AFD? Salvini tenta di salire su tutti i treni ma puntualmente li perde tutti». E in questa passione tedesca per la prima volta si trova d'accordo - è una notizia - con il leader d'Italia Viva. «Merz - spiega Renzi - da oggi è il vero riferimento in Europa».

Fin qui la realtà quella vera. Dell'aula, invece, si ricorderà solo l'intervento della Santanchè. L'elenco di nomi di politici finiti sul banco degli imputati e poi risultati innocenti. La maledizione dell'«ergastolo mediatico» che resta addosso qualsiasi sia l'esito del processo. La rivendicazione del diritto di possedere una collezione di birkin di Hermes: «Nelle mie borse non c'è paura perché come diceva mio padre contadino si ruba solo ciò che si nasconde». O di sfoggiare le scarpe che garbano: «Avrò sempre i tacchi a spillo!», giura.

Già, la Santanchè non cade dal suo tacco 12, ma l'Italia è a una distanza siderale dal mondo. A sinistra il compagno Andrea Orlando ironizza «sul confuso concetto di atlantismo». L'ex-ministro Vincenzo Amendola è scettico sul ruolo futuro della Ue: «Il problema è che per ora l'Europa è una pietanza del menù non uno dei commensali».

C'è confusione, disorientamento. Pure a destra. «Non puoi stare nel mezzo tra Usa e Europa come la Meloni - spiega convinto il leghista Candiani - perché prendi schiaffi da una parte e dall'altra. Per tutta la vita con Trump». Manlio Messina come la premier spera invece in un ravvedimento di The Donald. «Trump spara alto - è il suo atto di fede - ma poi torna indietro. Giorgia lo sa». Più scettico il vicepresidente della Camera Mulé. «Qui alla Camera siamo sulla luna mentre Trump nomina come vice alla Fbi il podcaster Dan Bongino. Se avesse conosciuto Mario Giordano lo avrebbe messo a capo dell'agenzia e Travaglio della Cia». «E magari - gli va dietro il forzista Enrico Costa - Cruciani alla Dea».

Appunto, il mondo capovolto. «Ho passato una vita con Pannella a dire - si dispera il radicale Della Vedova - che Usa e Israele sono i paladini dei diritti e della democrazia. E ora votano all'Onu con i russi». Ci sarebbe da gridare: fermate il mondo voglio scendere. «Nei giornali che parlano oggi dell'accordo tra Trump e Putin all'Onu - racconta Arturo Parisi, consigliere di Prodi - ritrovi la stessa incredulità con cui quelli dell'epoca raccontavano il patto tra Hitler e Stalin sulla Polonia. Tutto cambia ad una velocità supersonica.

In Italia, invece, a destra la Meloni ha a che fare con il folklore di Salvini, mentre al sinistra si divide sul pacifismo ideologico. La verità è che bisognerebbe fare maggioranze che guardino all'oggi e non a ieri». Sì, ma le borse della Santanchè?

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