In Nagorno-Karabakh 100 morti. Oleodotti e gasdotti in pericolo

La battaglia imperversa nell'area, che è corridoio energetico per i mercati globali. Il ruolo della Russia

In Nagorno-Karabakh 100 morti. Oleodotti e gasdotti in pericolo

La preoccupazione internazionale è alle stelle per la rapida escalation nel Nagorno-Karabakh. I combattimenti tra Armenia e Azerbaijan continuano a crescere a spirale e si teme che le potenze regionali - Russia e Turchia - possano essere spinte a intervenire e destabilizzare un'area che è un importante corridoio energetico per i mercati globali. Quasi cento persone, compresi i civili, sono morte mentre gli scontri tra le due ex repubbliche sovietiche infuriano su un fronte sempre più ampio. I rischi di un'escalation sono apparsi ancora più chiari quando ieri pomeriggio Yerevan ha denunciato che un caccia turco F-16 aveva abbattuto un suo Sukhoi Su-25, nello spazio aereo armeno, uccidendo il pilota.

La Turchia ha definito l'affermazione «assolutamente falsa», mentre Baku ha puntualizzato che le sue forze avevano distrutto una colonna di veicoli corazzati armeni e altri veicoli da combattimento e che le truppe armene avevano ripetutamente tentato e non erano riuscite a riconquistare le posizioni perse nelle aree di Fuzuli-Jabrayil e Aghdere-Terter. Il ministero della Difesa dell'Armenia ha precisato invece che un autobus è stato colpito da un drone azero nella città armena orientale di Vardenis.

Tutta la comunità internazionale è in fermento per scongiurare il peggio. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha dichiarato: «Sono profondamente turbata dalla perdita di vite e feriti civili», e ha sollecitato «la fine immediata dei combattimenti». Una richiesta subito respinta dal presidente azero Ilham Aliyev. L'area del Nagorno-Karabakh è vitale per Baku, soprattutto per via di una rete di oleodotti e gasdotti che corre lungo il confine, dove imperversa la battaglia, e consente all'Azerbaigian di accedere ai mercati internazionali senza passare dalla Russia. Nel lungo termine, l'Azerbaijan potrebbe diventare un Paese di transito per il trasporto di risorse energetiche dall'Asia centrale direttamente all'Europa.

L'Armenia ha una popolazione inferiore a quella azera e le sue forze armate sono circa la metà di quelle del nemico. Ma ha dalla sua un accordo di difesa con la Russia, che le fornisce la maggior parte delle attrezzature militari e mantiene due basi nel Paese. L'Armenia è un membro dell'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva guidata dalla Russia e potrebbe chiedere ufficialmente al blocco di sei membri di aiutarla militarmente. Finora non lo ha fatto.

L'Azerbaijan si affida anche per le attrezzature militari alla Russia, ma ha diversificato i suoi fornitori, in particolare con l'acquisto di droni di sorveglianza e attacco da Israele. La Russia è di gran lunga la forza militare dominante nel Caucaso.

Mosca ha stretti legami sia con l'Armenia sia con l'Azerbaijan, considera le ex repubbliche sovietiche come il proprio cortile, e si è così offerta di mediare. Ma secondo molti analisti questa posizione la rende inadatta al ruolo perché ogni suo passo potrebbe essere frainteso da uno dei contendenti in quanto troppo sbilanciato verso il proprio avversario.

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